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LIBRI
24 marzo 2006
 

Sebastiano Vassalli
La morte di Marx
Einaudi, 2006

Se il grande autore resta a secco

 

 

 

 

Ho scannerizzato l’ultimo libro di Sebastiano Vassalli, La morte di Marx. Poi ho sostituito autore e titoli con altri d’accatto. Poi l’ho stampato in Word, cioè in un programma di scrittura che lo fa somigliare a un manoscritto, non alla fotocopia di un libro stampato. Poi l’ho consegnato a tre amici, reputatissimi letterati, all’insaputa l’uno degli altri, dicendogli: «Il mio capufficio mi ha chiesto un parere su questo manoscritto inviatogli da un amico con preghiera d’inoltrarlo al responsabile dei libri. Il capufficio, che di libri non s’intende, ha chiesto un parere a me, che, ancor meno intenditore di lui, lo chiedo a te».
 I verdetti dei tre letterati consistono in brevi considerazioni telefoniche. Ne riporto frammenti:
– L’inizio del manoscritto è quasi ridicolo [risatine], sostenere che Achille combatteva con un’armatura del peso superiore al quintale mi pare eccessivo, questo neofita dovrebbe fare ricerche storiche più documentate.
– Sono racconti slegati tra loro, senza costrutto, che non portano da alcuna parte...
– Riferisci pure a questo autore sconosciuto che scrivere non è il suo mestiere.
– Non capisco perché questo tale... com’è che si chiama? abbia scritto questa roba.
– Capita a tutti di cimentarsi a scrivere qualcosa, soprattutto racconti brevi, i meno impegnativi per un neofita, ma da qui a pretendere di farne un libro... insomma, suggerisci all’autore di lasciar perdere.
– Ho colto anche svarioni di sintassi, per esempio, ecco qua, mi sono segnato... scrive: non aveva nessun diritto di stare lì, ma insomma, la doppia negazione è errore blu! e poi, aspetta, ne ho segnato un altro tra i tanti, ecco: ieri mattina saranno state le dieci e ho sentito suonare... E poi non parliamo dei contenuti, spesso pleonasmi infantili. Ecco qua: Ho visto alcuni preservativi in mezzo all’erba e ho capito che i fidanzati, sulla mia isola, non ci venivano soltanto per prendere il sole. Caspita, un autore con forti capacità deduttive!
– A voler essere generosi, qualcosina di buono, qui e là, si coglie, ma dubito che un editore sarebbe disposto a rischiarci dei quattrini, e comunque dovrebbe spenderne parecchi per far ripulire il testo da un bravo editor. Il manoscritto è uno scialo di d eufoniche fuoriposto, è una gragnola di partitivi. E ci ho trovato errori, anche. Ti segnalo quelli delle prime pagine, poi ho smesso di rilevarli. C’è un lei riferito a una bicicletta, una volta alla settimana, scrive di miglia parlando di una città italiana, trentatre gradi... gli chiese sua madre... Per concludere, caro Scot: se proprio non puoi permetterti di parlar male di questo manoscritto al tuo capufficio, astieniti quantomeno dal parlarne bene.
  Sono giudizi da cui ho tratto conforto, perché collimano con il mio. Anch’io, letto il libro di Vassalli, mi sono chiesto perché l’abbia scritto. E, secondo interrogativo - che il terzetto da me consultato non poteva porsi, ignorando l’identità reale dell’autore - è stato: come può, un autore che ha firmato opere eccellenti, cadere così in basso? Anche perché è la seconda volta che cade: gli era accaduto nel 2001, con Archeologia del presente (1). Che accolsi malamente: «...ci si chiede perché un autore affermato e di vaglia debba macchiarsi la reputazione e deludere i lettori scrivendo un siffatto libro mediocre e inconsistente, oltre che, in troppi passaggi, gratuitamente qualunquista quando non reazionario. Sembra lo sfogo-amarcord di un vecchio codino che tira tardi all’osteria per finire l’ultimo litro di vino... Ancora: perché la Einaudi non gli ha messo a disposizione (gli ha imposto) un editor? L’autore avrebbe evitato passaggi del tipo (l’ho già detto?), sostitutivi della doverosa verifica delle ripetizioni da parte dell’editor. Avrebbe altresì evitato di scrivere roulottes... Quanto allo stile, è sciatto, con inflazione di partitivi, di d eufoniche inopportune e punteggiatura a casaccio. Non rari i luoghi comuni del giornalismo deteriore, tipo vere e proprie e probabilmente a causa dell’asfalto reso viscido dalla pioggia.
  Dunque un Vassalli, quello di Marx, colto in flagrante, recidiva crisi creativa e svacco stilistico. Ma soprattutto un Vassalli arido, perché non concimato da esperienze vivificanti e da tempeste emozionali che sono imprescindibile humus di uno scrittore con le sue caratteristiche: Vassalli è scrittore-giornalista. Appartiene alla schiatta che ha generato, per esempio, Truman Capote. Virtuosi che, come carte assorbenti, s’impregnano degli stati d’animo e delle tensioni morali che abitano la gente che osservano. E poi si spremono - con arte indubbia - su pagine che diventano frutti turgidi, concentrate ghiottonerie. Ma affinché questo processo creativo giunga a buon fine è indispensabile, a monte, la suzione di esperienze vitali che coinvolgano lo scrittore, lo tendano come un arco teso, consentendogli di lanciare proietti potenti e a bersaglio.
  Uno scrittore-giornalista è un testimone-detective che annusa e ravana il luogo del delitto, che parla con i testimoni e magari anche con il presunto colpevole, di cui comunque è sempre in grado di tracciare l’identikit perfetto e di vestirne i panni.
  Il luogo del delitto può essere un viaggio nella cultura sudtirolese, come in Sangue e suolo (2); o nei propri ricordi, come nell’Oro del mondo (3), schietta autobiografia di un disadattato che sa elevare la propria specificità ad arte; o in frangenti storici studiati a fondo, come nella Chimera (4), in Marco e Mattio (5) e nel Cigno (6); o nell’investimento delle proprie acquisizioni sociali e politiche in un affresco che iperbolizzi la follia corrente, come in 3012 (7); o in una ricerca storica mescolata alla cronaca, come in Cuore di pietra (8); o nella lettura del Vangelo alla luce delle pulsioni etiche e razionali di un laico autentico, come nella Notte del lupo (9): tutti libri di alta letteratura, in cui Vassalli ha dato il meglio di sé. Ma, prima di scriverli, aveva fatto il pieno di emozioni, conquiste, indignazioni, tensioni.
  Col serbatoio a secco non si va da nessuna parte. Si resta chiusi in salotto, prigionieri di elucubrazioni e inerzie. Esiziali. Anche per il lettore.

(1)
Archeologia del presente, Einaudi, 2001

(2)
Sangue e suolo, Viaggio tra gli italiani trasparenti

Einaudi, 1985(3)
L’oro del mondo, Einaudi, 1987(4-5-6)
La chimera, Einaudi, 1990
Marco e Mattio, Einaudi, 1992
Il Cigno, Einaudi, 1993

(7)
3012, Einaudi, 1995

(8)
Cuore di pietra, Einaudi, 1996

(9) La notte del lupo, Baldini & Castoldi, 1998
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