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LIBRI
lunedì 14 luglio 2008
 

Sebastiano Vassalli
Dio il Diavolo e la Mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni
Einaudi, 2008

Da bravo che era

L’ultimo libro è il terzo pezzo malriuscito di un autore che vive di rendita reputativa sulle prodezze letterarie del passato. Grande nel leggere il passato alla luce dell’oggi, si rivela incapace di decifrare il presente. Con scivolate da qualunquismo legaiolo.

 

 

 

 

Il primo impatto è il medesimo registrato nei precedenti due romanzi: l’autore scrive il nulla, spruzzato di considerazioni codine e da basso qualunquismo legaiolo, e lo scrive male. È il terzo romanzo malriuscito di uno scrittore che fu di vaglia, che si impose per il valore storico e letterario con cui sapeva leggere il passato alla luce dell’oggi. Ma che oggi persiste a fallare nell’interpretare, come peggio non potrebbe, il presente.
Per fustigare il declino dell’Occidente cristiano, alla deriva etica e al redde rationem ecologico, Vassalli pretesta sette personaggi, ciascuno vessillifero dei vizi capitali che hanno meritato all’umanità una condanna a morte senza appello, eseguita da un misterioso boia.
Bell’idea. Noi dannati non chiediamo conforto migliore del conoscere per filo e per segno le nostre colpe e del valutarle sulla bilancia della Giustizia Autentica. E non vediamo l’ora di porgere il collo al cappio per spremerci fuori i peccati che ci gonfiano, anche fuor d’iperbole, adipi falstaffiane. Il problema è, per Vassalli e per i condannati, che in questo romanzo i Grandi Colpevoli sono assenti. Non contumaci: non sono neppure imputati. Per esempio, Vassalli processa e impicca un improbabile borsaiolo accasato in un alloggio abusivo della metropolitana, che si suppone milanese, anche se l’autore descrive Paesi e città senza nome. E i grandi ladroni? Qui non ci sono, forse arriveranno col prossimo libro.
Poi Vassalli spedisce sul rogo un trasportatore di clandestini. Giusto. Ma i governanti che queste tratte propiziano dove sono? E gl’industriali che sfruttano questi moderni schiavi e i vecchi bavosi che li tengono al guinzaglio economico della seggiola a rotelle, dove sono questi bastardi?
Tra gli episodi scelti per raccontare la follia di questo mondo exeunte c’è la cronaca in prima persona del dirottamento dell’aereo United Airlines 93, dove i dirottatori sono autentici e reduci da due anni di addestramento finalizzato a quest’impresa, non già le marionette virtuali che inoppugnabili inchieste giornalistiche hanno acclarato. Vassalli riesce a fargli portare a bordo anche una scatola rossa di metallo che forse è una bomba.
C’è anche un involontario elemento di ilarità: i dirottatori raccontati da Vassalli buttano giù dalla scaletta, fuori dalla cabina di comando, in corridoio, il primo pilota, ignorando che solo gli aerei a doppio ponte, come il Jumbo, e non come quello del volo 93, hanno una scaletta.
Il suo blaterare luoghi comuni da osteria, pardon, da enoteca da centro storico, tocca il sommo quando fa dire a un protagonista:
Il pericolo, nel mondo di oggi, è che le religioni prendano il posto delle ideologie. Che diventino ideologie di disperati, come è stato il comunismo per più di un secolo. Con questa differenza, che il comunismo si basava su un elemento di modernità dato dall’economia, mentre una politica che nasce dalla religione ci riporta indietro di millenni...
Ma dove vive Vassalli? Dove si accultura? Con chi confronta le versioni dei principali accadimenti che fanno la cronaca e dunque determinano le condizioni di vita e di morte di centinaia di milioni di persone? Da come scrive, si direbbe che campi di tivù di regime, di rotocalchi sfogliati nella poltrona del pensionato e di conversari buzzurri imbastiti con gli avventori in camicia verde dell’Enoteca dei Qualunquisti.
Ultima delibazione contenutistica: un personaggio del romanzo ipotizza che l’invasione dell’Europa da parte dei musulmani, quelli scamionati da trasportatori senza scrupoli in ossequio non già a un disegno di deportazione e sfruttamento, bensì di riconquista maomettana, il personaggio ipotizza, dicevo, che questa ondata islamica sia un dono del Signore – quello nostro, occidentale, quello giusto, mica Allah – per indurre l’Occidente cristiano a reagire, allo stesso modo in cui Lutero fu un agente provocatore incaricato d’innescare la salutare Controriforma...
Veniamo allo stile scritturale. Anche su questo fronte ci tocca rimpiangere, come in precedenti opere, che il Vassalli ex grande scrittore possa imporre all’editore di sottrarre i propri romanzi allo staccio dell’editor, cioè di quel supercorrettore di bozze e di contenuti di cui nessun autore che non sia presuntuoso e superbo può fare a meno. Risultato: un testo sciatto e persino farcito di errori.
Vassalli va a capo quando non deve, apre parentesi quando potrebbe o dovrebbe farne a meno,  ora trascura le d eufoniche e ora ne mette troppe, ridonda superfetazioni.
Esempio:
Per chi s’intende di letteratura e di scrittori, assomiglia allo scrittore irlandese James Joyce, di cui avrebbe potuto essere il sosia se fosse vissuto nella stessa epoca.
– Sul display, acceso, compare la scritta...
– Suo in luogo di proprio.
Illogicità descrittive:
Se racconta Quattro colpi di pistola in rapida sequenza. poi non può onomatopeizzarli divisi da un punto:
Pum. Pum. Pum. Pum.
Ancora locuzioni comuni:
sono stati sottoposti a un vero e proprio bombardamento di stimoli sessuali
Quarantatrè anni si scrive, appunto, con l’accento, non quarantatre.
Citazioni non fruibili da tutti:
Fuori dai romanzi di Moccia. (Chi è o era costui?)
Usa i due punti, invece della virgola, per introdurre una subordinata che  poi chiude con una virgola.
Doppia negazione:
non credo in nessuna verità rivelata e non frequento nessuna chiesa
Partititivi ostici, come:
ha avuto delle ripercussioni che sono andate ben oltre
Ripetizioni:
Tiro fuori dalla giaccia il portafogli, e prendo dal portafogli...
Il più modesto degli editor avrebbe sostituito con un ne cavo.
A pagina 104 manca addirittura un punto di domanda.
A pagina 124:
Vi farò scegliere tra due alternative
e poi espone due opzioni.

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