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LETTERE
sabato 19 luglio 2008
 

CRONACA DI ORDINARIA IPOCRISIA

Pubblicità delle sigarette camuffata da indagine sul punto vendita

Belle disoccupate arruolate a 65 euro al giorno per violare lo spirito della legge che vieta di promozionare sostanze tabagiche.

di Lettera Firmata
(La redazione ha omesso la firma per evitare l'identificazione di chi forse ha commesso un illecito.)

 

 

 

 

Mia sorella, 26 anni, laureata in giurisprudenza, studia in vista del concorso per entrare in magistratura. Sogna di fare il pubblico ministero, cioè di rappresentare lo Stato nei processi penali.
Al pari di me, che pure sono laureato in giurisprudenza, anche lei non ha mai trovato un lavoro stabile e serio. Così ci adattiamo entrambi a fare quel che capita. Io lavoravo a una pompa di benzina sulla tangenziale, prima che il gestore mi preferisse un immigrato che si contenta di circa la metà di quel che prendevo io e che era il minimo sindacale.
Da due settimane mia sorella lavora come promoter nelle tabaccherie della città, mezza giornata in questa, mezza giornata in quella. Prende 65 euro al giorno, a titolo di prestazione professionale. In che consiste il lavoro di promoter? In questo: lei si mette elegante, in completo blu e camicetta bianca, chiede a un cliente se può fargli un’intervista brevissima, fatta di poche domandine sulle abitudini tabagiche e sempre chiusa da questa:
– Lei ha mai fumato le sigarette marca XXX?
Quello risponde sempre di no, dal momento che mia sorella ha cura di chiederlo a chi ha già comprato un’altra marca.
E lei:
– Perché non le prova e poi mi dice come sono? Se ne compra un pacchetto le do questo accendino in omaggio.
Quello osserva l’accendino, osserva mia sorella, che è piuttosto bellina e fa la civetta al suo meglio, e poi compra le sigarette marca XXX.
A me sembra che questa sia una forma di pubblicità malamente camuffata da quella che in gergo ipocrita si chiama indagine sul punto vendita. E la pubblicità delle sigarette in Italia è vietata. Dunque mia sorella è complice di una messinscena che sostanzia un illecito. Per cui mi chiedo: come può ritenersi adatta a fare il giudice una persona che è la prima a violare lo spirito, se non la forma della legge?
L’ho chiesto anche a lei, che si è giustificata con un argomento che rivela tutta la deriva etica della stragrande maggioranza del popolo italiano (e non solo) e conseguentemente del parlamento che questo popolo esprime:
– Ma anch’io, in qualche modo, devo pur campare.
Come se lo stato di bisogno (bisogno di rossetti e buoni abiti, nel caso di mia sorella, che in casa nostra di fame non morirebbe comunque) fosse l’esimente alla violazione della legge.
Spero che mia sorella non diventi mai magistrato.

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