Mia
sorella, 26 anni, laureata in giurisprudenza, studia in vista del
concorso per entrare in magistratura. Sogna di fare il pubblico
ministero, cioè di rappresentare lo Stato nei processi penali.
Al pari di me, che pure sono laureato in giurisprudenza, anche lei
non ha mai trovato un lavoro stabile e serio. Così ci adattiamo
entrambi a fare quel che capita. Io lavoravo a una pompa di benzina
sulla tangenziale, prima che il gestore mi preferisse un immigrato
che si contenta di circa la metà di quel che prendevo io e che era
il minimo sindacale.
Da due settimane mia sorella lavora come promoter nelle tabaccherie
della città, mezza giornata in questa, mezza giornata in quella.
Prende 65 euro al giorno, a titolo di prestazione professionale.
In che consiste il lavoro di promoter? In questo: lei si mette elegante,
in completo blu e camicetta bianca, chiede a un cliente se può fargli
unintervista brevissima, fatta di poche domandine sulle abitudini
tabagiche e sempre chiusa da questa:
Lei ha mai fumato le sigarette marca XXX?
Quello risponde sempre di no, dal momento che mia sorella ha cura
di chiederlo a chi ha già comprato unaltra marca.
E lei:
Perché non le prova e poi mi dice come sono? Se ne compra
un pacchetto le do questo accendino in omaggio.
Quello osserva laccendino, osserva mia sorella, che è piuttosto
bellina e fa la civetta al suo meglio, e poi compra le sigarette
marca XXX.
A me sembra che questa sia una forma di pubblicità malamente camuffata
da quella che in gergo ipocrita si chiama indagine sul punto
vendita. E la pubblicità delle sigarette in Italia è vietata.
Dunque mia sorella è complice di una messinscena che sostanzia un
illecito. Per cui mi chiedo: come può ritenersi adatta a fare il
giudice una persona che è la prima a violare lo spirito, se non
la forma della legge?
Lho chiesto anche a lei, che si è giustificata con un argomento
che rivela tutta la deriva etica della stragrande maggioranza del
popolo italiano (e non solo) e conseguentemente del parlamento che
questo popolo esprime:
Ma anchio, in qualche modo, devo pur campare.
Come se lo stato di bisogno (bisogno di rossetti e buoni abiti,
nel caso di mia sorella, che in casa nostra di fame non morirebbe
comunque) fosse lesimente alla violazione della legge.
Spero che mia sorella non diventi mai magistrato.