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sabato 19 luglio 2008  
 

CRONACA DI ORDINARIA FURBIZIA

Vuoi fare il modello? Comincia a sborsare 4.700 euro

Un padre racconta l’avventura del figlio che voleva raggranellare qualche soldo...

Sintesi redazionale della registrazione effettuata il 16 luglio a Milano.
La veridicità di quanto narrato è stata accertata.

 

 

 

 

Ho 52 anni e faccio l’impiegato. Stipendio più che dignitoso, ma mia moglie non lavora, ho due figli che studiano e un mutuo da pagare. Mio figlio, 19 anni, si è iscritto all’università e si è messo in testa di dare una mano con qualche lavoretto che non comprometta i suoi studi. Non posso biasimarlo: vede che in casa nostra non si spreca e non vuole pesare più di tanto.
Un giorno gli segnalo quel che mi ha segnalato un’amica: che una nota agenzia milanese seleziona fotomodelli. Mio figlio, che a detta delle molte ragazze che gli ronzano intorno è molto carino, si è presentato.
Mi ha raccontato di essersi trovato in una folla di centinaia di ragazzi e ragazze.
Dopo qualche giorno gli comunicano che è stato scelto e lo invitano a un colloquio. Mio figlio ci va e torna entusiasta:
– Papà, una manager molto simpatica, una ex modella ha detto, mi ha interrogato per circa un'ora. Abbiamo parlato di tutto, di cultura come delle mie aspirazioni. Dice che vuole propormi un contratto in piena regola, ma che devo presentarmi con i genitori.
Telefono all’agenzia e chiedo:
– Mio figlio è maggiorenne. Perché deve presentarsi con i genitori?
– Perché, per noi, la maggiore età scatta a 21 anni.
Resto doppiamente perplesso. Innanzitutto perché ritengo che la soglia della maggiore età debba essere stabilita dallo Stato, con una legge; non è che ognuno la decide come vuole! E poi, se un diciannovenne è ritenuto maturo per decidere di sposarsi, di far figli, di firmare contratti di lavoro (e di morire in fabbrica) e di contribuire, con il voto, alla gestione dello Stato, non si capisce perché debba chiedere il permesso dei genitori per sfilare o farsi fotografare con un paio di jeans!
Comunque andiamo in agenzia tutti e tre: mia moglie, mio figlio e io.
Tra le svariate decine di modelli e di modelle in attesa di firmare il contratto (tutti accompagnati dai genitori) ce ne sono di veramente brutti e brutte. Mi chiedo con che criterio abbiano fatto la selezione.
Quando viene il nostro turno incontriamo la manager simpatica ed ex modella, che affascina anche mia moglie e me: è colta, parla forbito, sa ascoltare.
Arriva il momento di firmare il contratto. Ce lo mostra, lo leggiamo. L’agenzia si impegna a pagare a mio figlio una certa somma ogni volta che sfilerà e mio figlio si impegna a sfilare ogni volta che sarà chiamato. Sembra a posto e la cifra è allettante.
– Ma, prima di impegnarci in questo contratto - ci spiega la manager - è indispensabile che il ragazzo impari a sfilare, frequentando un corso di portamento della durata di una settimana e che si tiene qui in sede. Il corso costa 4.700 euro.
La guardo allibito qualche secondo prima di trovare le parole:
– Lei scherza, signora! Mio figlio è qui per guadagnare, non per spendere. A scuola ci va già, a imparare cose più serie.
Lei si alza e fa, gelida:
– Vi lascio dieci minuti per decidere.
L’ho mandata a quel paese. Ma ho scoperto che non tutti i genitori che ho visto all’agenzia si sono comportati allo stesso modo. La carriera del figlio, ancorché palesemente illusoria, val bene una donazione di 4.700 euro ai furbi organizzatori di corsi di portamento.

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