Ho
52 anni e faccio limpiegato. Stipendio più che dignitoso,
ma mia moglie non lavora, ho due figli che studiano e un mutuo da
pagare. Mio figlio, 19 anni, si è iscritto alluniversità e
si è messo in testa di dare una mano con qualche lavoretto che non
comprometta i suoi studi. Non posso biasimarlo: vede che in casa
nostra non si spreca e non vuole pesare più di tanto.
Un giorno gli segnalo quel che mi ha segnalato unamica: che
una nota agenzia milanese seleziona fotomodelli. Mio figlio, che
a detta delle molte ragazze che gli ronzano intorno è molto carino,
si è presentato.
Mi ha raccontato di essersi trovato in una folla di centinaia di
ragazzi e ragazze.
Dopo qualche giorno gli comunicano che è stato scelto e lo invitano
a un colloquio. Mio figlio ci va e torna entusiasta:
Papà, una manager molto simpatica, una ex modella ha detto,
mi ha interrogato per circa un'ora. Abbiamo parlato di tutto, di
cultura come delle mie aspirazioni. Dice che vuole propormi un contratto
in piena regola, ma che devo presentarmi con i genitori.
Telefono allagenzia e chiedo:
Mio figlio è maggiorenne. Perché deve presentarsi con i genitori?
Perché, per noi, la maggiore età scatta a 21 anni.
Resto doppiamente perplesso. Innanzitutto perché ritengo che la
soglia della maggiore età debba essere stabilita dallo Stato, con
una legge; non è che ognuno la decide come vuole! E poi, se un diciannovenne
è ritenuto maturo per decidere di sposarsi, di far figli, di firmare
contratti di lavoro (e di morire in fabbrica) e di contribuire,
con il voto, alla gestione dello Stato, non si capisce perché debba
chiedere il permesso dei genitori per sfilare o farsi fotografare
con un paio di jeans!
Comunque andiamo in agenzia tutti e tre: mia moglie, mio figlio
e io.
Tra le svariate decine di modelli e di modelle in attesa di firmare
il contratto (tutti accompagnati dai genitori) ce ne sono di veramente
brutti e brutte. Mi chiedo con che criterio abbiano fatto la selezione.
Quando viene il nostro turno incontriamo la manager simpatica ed
ex modella, che affascina anche mia moglie e me: è colta, parla
forbito, sa ascoltare.
Arriva il momento di firmare il contratto. Ce lo mostra, lo leggiamo.
Lagenzia si impegna a pagare a mio figlio una certa somma
ogni volta che sfilerà e mio figlio si impegna a sfilare ogni volta
che sarà chiamato. Sembra a posto e la cifra è allettante.
Ma, prima di impegnarci in questo contratto - ci spiega la
manager - è indispensabile che il ragazzo impari a sfilare, frequentando
un corso di portamento della durata di una settimana e che
si tiene qui in sede. Il corso costa 4.700 euro.
La guardo allibito qualche secondo prima di trovare le parole:
Lei scherza, signora! Mio figlio è qui per guadagnare, non
per spendere. A scuola ci va già, a imparare cose più serie.
Lei si alza e fa, gelida:
Vi lascio dieci minuti per decidere.
Lho mandata a quel paese. Ma ho scoperto che non tutti i genitori
che ho visto allagenzia si sono comportati allo stesso modo.
La carriera del figlio, ancorché palesemente illusoria, val bene
una donazione di 4.700 euro ai furbi organizzatori di corsi di
portamento.