Per
far imbufalire il popolobue contro qualcuno ci vuole niente. Gli
mostri sulle tivù di regime, cioè su tutte nessuna esclusa, un paio
di dipendenti statali che si proclamano in malattia e invece vanno
al supermercato ed ecco che il popolobue generalizza e associa lo
statale al lazzarone.
Si ricorda la coda fatta alle Poste, dove funzionavano due sportelli
su cinque, e subito conclude che i tre titolari degli sportelli
chiusi si erano finti malati per andare a fare la spesa; non può
sapere, questo popolobue disinformato e irriflessivo, che i governi
hanno ridotto i dipendenti delle Poste, delle Ferrovie, degli ospedali
pubblici eccetera, così lorladroni hanno più soldi da rubare; il
popolobue sa solo quel che la tivù e i giornali di regime gli mostrano
e gli ripetono: che il bilancio dello Stato affonda nei debiti non
per i miliardi di euro (migliaia di miliardi di lire!) rubati annualmente
dai politici, ma per le decine di euro che qualche dipendente statale
disonesto ruba su uno stipendio che è la dodicesima parte di quello
del politico più sfigato. Non può sapere, questo popolobue ignorante,
di scarpa grossa eppure sovrano, che lo Stato, se davvero volesse
perseguire i dipendenti disonesti, avrebbe a disposizione una panoplia
di strumenti efficaci quanto rapidi: le ispezioni, le multe, i licenziamenti
per giusta causa e persino la denuncia al magistrato, giacché rubare
allo Stato è anche un illecito penale.
Così il popolobue, che crede ciò che vede in tivù e trae indebite
conclusioni dalle proprie personalissime, limitatissime, particolarissime
quanto malintese esperienze, plaude al governo Berluska che fa una
legge ingiusta che punisce tutti i dipendenti pubblici, sia il mare
degli onesti (o quantomeno dei non-truffatori) sia le gocce truffaldine.
Se tutti gli statali fossero davvero dei lazzaroni che si mettono
in mutua un giorno sì e uno no, come mai i treni continuano a viaggiare
nonostante i tagli agli organici? Come mai gli ospedali continuano
a curare nonostante politici criminali gli lesinino e gli neghino
soldi e rimpiazzo di pensionati? Come mai i municipi continuano
a fare le carte didentità, i carabinieri ad accorrere a difendere
il popolobue e le sue cose, i pompieri a spegnere glincendi,
glinsegnanti a educare bambini vieppiù rincoglioniti da genitori-buoi,
i tranvieri a trasportare pendolari, insomma come mai milioni di
dipendenti pubblici continuano a fare il loro dovere?
Se i dipendenti pubblici fossero infiltrati da disonesti nella stessa
misura in cui lo è il parlamento, dove siedono decine di fuorilegge
condannati dai tribunali, lItalia sarebbe affondata da un
pezzo.
Ma il popolobue è, appunto, bue e dunque dà di matto come i servi
del Medioevo che, non potendo restituire miserie e bastonate ai
nobili che glielinfliggevano, se la prendevano con le streghe.
Bruciavano ragazze e donne incolpevoli perché non avevano né testa
né palle per bruciare nobili, latifondisti e preti. Idem nellanno
di disgrazia 2008: al rogo milioni di dipendenti pubblici, che hanno
una sola colpa: la stessa del popolobue tutto: hanno eletto politici
cialtroni che hanno consentito a qualche migliaio di dipendenti
pubblici di rubare e truffare perché questa tolleranza-complicità
porta voti. Così adesso tutti i dipendenti pubblici, che in stragrande
maggioranza non rubano sullo stipendio e se lo guadagnano ogni giorno
senza barare, vengono trattati come lavoratori di serie B: come
presunti disonesti da tener docchio e che bisogna mettere
in condizione di non rubare più, come detenuti in libertà vigilata.
Vediamola, questa leggina berluskoniana (tecnicamente un decreto
governativo): quantè iniqua, ingiusta e, come spiegheremo,
illegittima, dunque, costituzionalmente parlando, da pisciarci sopra:
1.
Mentre tutti gli altri lavoratori, in caso di malattia, debbono
essere reperibili dal medico controllore dellAsl dalle 10
alle 12 e dalle 17 alle 19, i dipendenti pubblici debbono esserlo
dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Non potranno più uscire neppure
per andare in farmacia, neppure per comprare il pane e il latte,
neppure per una commissione che, in caso di emergenza, magari ti
adatti a fare anche con un braccio al collo o qualche linea di febbre.
2.
Mentre per tutti gli altri lavoratori il medico della mutua può
certificare un periodo di malattia calibrato al presunto tempo di
guarigione, per i dipendenti pubblici non può superare i dieci giorni;
se la malattia dura più a lungo, e dunque il malato ha bisogno di
un certificato in proporzione, il dipendente pubblico deve rivolgersi
agli uffici dellAsl, dove un medico sconosciuto, che non conosce
il paziente e dunque è alloscuro della sua storia clinica,
deciderà se è il caso di autorizzare il protrarsi dellassenza
dal lavoro.
Hai letto bene? Berluska parte dal presupposto che il tuo medico
di famiglia, quando ti prescrive unassenza per malattia superiore
ai dieci giorni, sia un disonesto in combutta con te, che in dieci
giorni puoi guarire benissimo ma la tiri in lunga per fregare lente
pubblico che ti passa lo stipendio.
3.
Questa presunzione di disonestà nei confronti tuoi e del tuo medico
vale anche nel caso in cui ti ammali due volte nel medesimo anno
solare: il tuo medico di famiglia viene sollevato dallincarico
e tu dovrai dimostrare lautenticità della tua malattia a uno
sconosciuto burocrate dellAsl, che certamente non sarà scelto
tra i medici più rispettosi del diritto alla salute ma tra quelli
che sono più proni alle direttive sparagnine e punitive del ministero
della Sanità.
A questo punto scatta nel popolobue unobiezione che nasce
da unaltra incazzatura che il Minculpop (linsieme dei
mezzi di disinformazione controllati dal governo) ha sedimentato
nel bevitore medio di tivù e giornali di regime: e cioè che esistono
medici della mutua poco rigorosi e prodighi di certificati di malattia
immeritati.
Si tratta di medici che certificano il falso per tenersi buono il
paziente-cliente: a volte perché, essendo pessimi guaritori, devono
farsi apprezzare per la loro condiscendenza verso gli approfittatori,
e un po perché, se hanno la sfortuna di avere in carico soprattutto
mutuati lavativi e disonesti, se si mettessero a fare i rigorosi
e gli onesti rischierebbero di perderli.
Ma si tratta, anche qui, di eccezioni truffaldine che lente
pubblico in generale e lAsl in particolare possono reprimere
con gli strumenti ordinari di cui dispongono: il richiamo, il licenziamento,
la denuncia dei medici reprobi. Non si può mettere alla berlina
dello sputtanamento e in libertà vigilata una categoria di medici,
quelli della mutua appunto, su cui si regge il grosso e il faticoso
dellassistenza sanitaria pubblica.
Questa discriminazione tra dipendenti di enti pubblici e
dipendenti di privati contrasta con almeno due cardini della Costituzione
repubblicana:
1) quello secondo cui tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla
legge;
2) quello secondo cui tutti devono essere considerati innocenti
fino a che una sentenza definitiva (passata in giudicato,
come si dice in gergo) non dica il contrario.
Per contro, il decreto del Berluska, sancendo trattamenti diversi
tra dipendenti pubblici e privati, nonché considerando i primi come
potenziali delinquenti, si pone contro la Costituzione. E siccome
la Costituzione è la madre di tutte le leggi, che possono nascere
e vigere soltanto se non la contrastano, ecco che, in caso di conflitto,
vince sempre la Costituzione.
Dunque il decreto in questione è incostituzionale. Dunque i cittadini
non sono tenuti a rispettarlo. Anzi, hanno il dovere etico di abbatterlo.
Ma non vedo come il popolobue, elettore di Berluska & Soci, possa
prendersela con le leggi di costoro. Dovrebbe innanzitutto riconoscere
di essere stato coglione a votarli. Cioè dovrebbe prendersela innanzitutto
con se stesso, il popolobue: bisogna essere proprio dei buoi per
mandare in parlamento per cinquantanni di fila dei cialtroni
che fanno leggi ingiuste e saccheggiano a man bassa le risorse dello
Stato. Perché di tutto possiamo accusare i nostri pessimi governanti,
ma non di governare contro la volontà popolare: stanno in parlamento
e al governo perché la stragrande maggioranza degli elettori ce
li ha mandati. E siccome in Italia votano da sempre almeno otto
elettori su dieci, si può dire che i parlamentari, tra maggioranza
e minoranza (ormai uguali e precise, tantè che si alternano
al governo a fare le stesse cose e si copiano persino i programmi
elettorali), si può riconoscere agli eletti di ogni risma lunico
merito che si meritano: sono democratici. Comandano in ossequio
al principio cardine della repubblica democratica: i più hanno sempre
ragione. Massa grossa, governo fino.
Né si capisce come questo popolobue, nella parte che lavora per
gli enti pubblici e dunque quantomeno solleticata nel tornaconto
a contrastare il decreto sulle assenze per malattia, possa farlo
in concreto. I maggiori sindacati dei lavoratori (Cgil, Cisl e Uil)
hanno fatto un volantino contro il decreto e fatto la voce grossa
per un paio di giorni. Ma è una finta. In realtà sono da decenni
pappa e ciccia con i governi e mai organizzerebbero scioperi seri
per farne decadere un decreto. Quanto ai partiti, quelli che non
sono al governo avrebbero fatto più o meno lo stesso decreto se
ci fossero: sè detto che i programmi elettorali erano gli
stessi. Non esiste neppure uno straccio di giornale battagliero
che possa informare correttamente, stimolare e aggrumare qualche
centuria di dipendenti pubblici coraggiosi e determinati, casomai
ce ne fossero. E non esistono più neppure i gruppi extraparlamentari
dantan, quantomeno agitabili spauracchi di opposizione durissima
a governo cialtronissimo.
Resta, magro e triste conforto di noi antiche cassandre, la conferma
di ancor più antichi broccardi popolari, ahinoi ai nostri tempi
vilipesi: A lavare la coda all'asino si spreca acqua e sapone,
oppure Treno scassato bene che deragli, oppure Chi è nato
schiavo e ha vocazione a fare lo schiavo è bene che resti schiavo.
Sì, questultimo è quello che preferisco.
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