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lunedì 7 luglio 2008  
 

LE ILLEGITTIME NEQUIZIE DEL GOVERNO DI BERLUSKA & SOCI

Dipendenti pubblici in libertà vigilata

Un parlamento affollato da decine di fuorilegge condannati dai tribunali delega il governo a considerare fuorilegge i lavoratori perbene che si ammalano più di dieci giorni... Ecco le iniquità di un decreto legislativo che collide con almeno due principi della Costituzione repubblicana. Eppure il popolobue, senza testa e senza palle, subisce.

 

 

 

 

Per far imbufalire il popolobue contro qualcuno ci vuole niente. Gli mostri sulle tivù di regime, cioè su tutte nessuna esclusa, un paio di dipendenti statali che si proclamano in malattia e invece vanno al supermercato ed ecco che il popolobue generalizza e associa lo statale al lazzarone.
Si ricorda la coda fatta alle Poste, dove funzionavano due sportelli su cinque, e subito conclude che i tre titolari degli sportelli chiusi si erano finti malati per andare a fare la spesa; non può sapere, questo popolobue disinformato e irriflessivo, che i governi hanno ridotto i dipendenti delle Poste, delle Ferrovie, degli ospedali pubblici eccetera, così lorladroni hanno più soldi da rubare; il popolobue sa solo quel che la tivù e i giornali di regime gli mostrano e gli ripetono: che il bilancio dello Stato affonda nei debiti non per i miliardi di euro (migliaia di miliardi di lire!) rubati annualmente dai politici, ma per le decine di euro che qualche dipendente statale disonesto ruba su uno stipendio che è la dodicesima parte di quello del politico più sfigato. Non può sapere, questo popolobue ignorante, di scarpa grossa eppure sovrano, che lo Stato, se davvero volesse perseguire i dipendenti disonesti, avrebbe a disposizione una panoplia di strumenti efficaci quanto rapidi: le ispezioni, le multe, i licenziamenti per giusta causa e persino la denuncia al magistrato, giacché rubare allo Stato è anche un illecito penale.
Così il popolobue, che crede ciò che vede in tivù e trae indebite conclusioni dalle proprie personalissime, limitatissime, particolarissime quanto malintese esperienze, plaude al governo Berluska che fa una legge ingiusta che punisce tutti i dipendenti pubblici, sia il mare degli onesti (o quantomeno dei non-truffatori) sia le gocce truffaldine.
Se tutti gli statali fossero davvero dei lazzaroni che si mettono in mutua un giorno sì e uno no, come mai i treni continuano a viaggiare nonostante i tagli agli organici? Come mai gli ospedali continuano a curare nonostante politici criminali gli lesinino e gli neghino soldi e rimpiazzo di pensionati? Come mai i municipi continuano a fare le carte d’identità, i carabinieri ad accorrere a difendere il popolobue e le sue cose, i pompieri a spegnere gl’incendi, gl’insegnanti a educare bambini vieppiù rincoglioniti da genitori-buoi, i tranvieri a trasportare pendolari, insomma come mai milioni di dipendenti pubblici continuano a fare il loro dovere?
Se i dipendenti pubblici fossero infiltrati da disonesti nella stessa misura in cui lo è il parlamento, dove siedono decine di fuorilegge condannati dai tribunali, l’Italia sarebbe affondata da un pezzo.
Ma il popolobue è, appunto, bue e dunque dà di matto come i servi del Medioevo che, non potendo restituire miserie e bastonate ai nobili che gliel’infliggevano, se la prendevano con le streghe. Bruciavano ragazze e donne incolpevoli perché non avevano né testa né palle per bruciare nobili, latifondisti e preti. Idem nell’anno di disgrazia 2008: al rogo milioni di dipendenti pubblici, che hanno una sola colpa: la stessa del popolobue tutto: hanno eletto politici cialtroni che hanno consentito a qualche migliaio di dipendenti pubblici di rubare e truffare perché questa tolleranza-complicità porta voti. Così adesso tutti i dipendenti pubblici, che in stragrande maggioranza non rubano sullo stipendio e se lo guadagnano ogni giorno senza barare, vengono trattati come lavoratori di serie B: come presunti disonesti da tener d’occhio e che bisogna mettere in condizione di non rubare più, come detenuti in libertà vigilata.
Vediamola, questa leggina berluskoniana (tecnicamente un decreto governativo): quant’è iniqua, ingiusta e, come spiegheremo, illegittima, dunque, costituzionalmente parlando, da pisciarci sopra:
1.
Mentre tutti gli altri lavoratori, in caso di malattia, debbono essere reperibili dal medico controllore dell’Asl dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, i dipendenti pubblici debbono esserlo dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Non potranno più uscire neppure per andare in farmacia, neppure per comprare il pane e il latte, neppure per una commissione che, in caso di emergenza, magari ti adatti a fare anche con un braccio al collo o qualche linea di febbre.
2.
Mentre per tutti gli altri lavoratori il medico della mutua può certificare un periodo di malattia calibrato al presunto tempo di guarigione, per i dipendenti pubblici non può superare i dieci giorni; se la malattia dura più a lungo, e dunque il malato ha bisogno di un certificato in proporzione, il dipendente pubblico deve rivolgersi agli uffici dell’Asl, dove un medico sconosciuto, che non conosce il paziente e dunque è all’oscuro della sua storia clinica, deciderà se è il caso di autorizzare il protrarsi dell’assenza dal lavoro.
Hai letto bene? Berluska parte dal presupposto che il tuo medico di famiglia, quando ti prescrive un’assenza per malattia superiore ai dieci giorni, sia un disonesto in combutta con te, che in dieci giorni puoi guarire benissimo ma la tiri in lunga per fregare l’ente pubblico che ti passa lo stipendio.
3.
Questa presunzione di disonestà nei confronti tuoi e del tuo medico vale anche nel caso in cui ti ammali due volte nel medesimo anno solare: il tuo medico di famiglia viene sollevato dall’incarico e tu dovrai dimostrare l’autenticità della tua malattia a uno sconosciuto burocrate dell’Asl, che certamente non sarà scelto tra i medici più rispettosi del diritto alla salute ma tra quelli che sono più proni alle direttive sparagnine e punitive del ministero della Sanità.
A questo punto scatta nel popolobue un’obiezione che nasce da un’altra incazzatura che il Minculpop (l’insieme dei mezzi di disinformazione controllati dal governo) ha sedimentato nel bevitore medio di tivù e giornali di regime: e cioè che esistono medici della mutua poco rigorosi e prodighi di certificati di malattia immeritati.
Si tratta di medici che certificano il falso per tenersi buono il paziente-cliente: a volte perché, essendo pessimi guaritori, devono farsi apprezzare per la loro condiscendenza verso gli approfittatori, e un po’ perché, se hanno la sfortuna di avere in carico soprattutto mutuati lavativi e disonesti, se si mettessero a fare i rigorosi e gli onesti rischierebbero di perderli.
Ma si tratta, anche qui, di eccezioni truffaldine che l’ente pubblico in generale e l’Asl in particolare possono reprimere con gli strumenti ordinari di cui dispongono: il richiamo, il licenziamento, la denuncia dei medici reprobi. Non si può mettere alla berlina dello sputtanamento e in libertà vigilata una categoria di medici, quelli della mutua appunto, su cui si regge il grosso e il faticoso dell’assistenza sanitaria pubblica.

Questa discriminazione tra dipendenti di enti pubblici e dipendenti di privati contrasta con almeno due cardini della Costituzione repubblicana:
1) quello secondo cui tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge;
2) quello secondo cui tutti devono essere considerati innocenti fino a che una sentenza definitiva (passata in giudicato, come si dice in gergo) non dica il contrario.
Per contro, il decreto del Berluska, sancendo trattamenti diversi tra dipendenti pubblici e privati, nonché considerando i primi come potenziali delinquenti, si pone contro la Costituzione. E siccome la Costituzione è la madre di tutte le leggi, che possono nascere e vigere soltanto se non la contrastano, ecco che, in caso di conflitto, vince sempre la Costituzione.
Dunque il decreto in questione è incostituzionale. Dunque i cittadini non sono tenuti a rispettarlo. Anzi, hanno il dovere etico di abbatterlo.
Ma non vedo come il popolobue, elettore di Berluska & Soci, possa prendersela con le leggi di costoro. Dovrebbe innanzitutto riconoscere di essere stato coglione a votarli. Cioè dovrebbe prendersela innanzitutto con se stesso, il popolobue: bisogna essere proprio dei buoi per mandare in parlamento per cinquant’anni di fila dei cialtroni che fanno leggi ingiuste e saccheggiano a man bassa le risorse dello Stato. Perché di tutto possiamo accusare i nostri pessimi governanti, ma non di governare contro la volontà popolare: stanno in parlamento e al governo perché la stragrande maggioranza degli elettori ce li ha mandati. E siccome in Italia votano da sempre almeno otto elettori su dieci, si può dire che i parlamentari, tra maggioranza e minoranza (ormai uguali e precise, tant’è che si alternano al governo a fare le stesse cose e si copiano persino i programmi elettorali), si può riconoscere agli eletti di ogni risma l’unico merito che si meritano: sono democratici. Comandano in ossequio al principio cardine della repubblica democratica: i più hanno sempre ragione. Massa grossa, governo fino.
Né si capisce come questo popolobue, nella parte che lavora per gli enti pubblici e dunque quantomeno solleticata nel tornaconto a contrastare il decreto sulle assenze per malattia, possa farlo in concreto. I maggiori sindacati dei lavoratori (Cgil, Cisl e Uil) hanno fatto un volantino contro il decreto e fatto la voce grossa per un paio di giorni. Ma è una finta. In realtà sono da decenni pappa e ciccia con i governi e mai organizzerebbero scioperi seri per farne decadere un decreto. Quanto ai partiti, quelli che non sono al governo avrebbero fatto più o meno lo stesso decreto se ci fossero: s’è detto che i programmi elettorali erano gli stessi. Non esiste neppure uno straccio di giornale battagliero che possa informare correttamente, stimolare e aggrumare qualche centuria di dipendenti pubblici coraggiosi e determinati, casomai ce ne fossero. E non esistono più neppure i gruppi extraparlamentari d’antan, quantomeno agitabili spauracchi di opposizione durissima a governo cialtronissimo.
Resta, magro e triste conforto di noi antiche cassandre, la conferma di ancor più antichi broccardi popolari, ahinoi ai nostri tempi vilipesi: A lavare la coda all'asino si spreca acqua e sapone, oppure Treno scassato bene che deragli, oppure Chi è nato schiavo e ha vocazione a fare lo schiavo è bene che resti schiavo.
Sì, quest’ultimo è quello che preferisco.

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