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LETTERE
martedì 15 luglio 2008
 

NUOVI POVERISSIMI E MICROCRIMINALITÀ

Ieri notte ho sorpreso un tale mangiare i pomodori nel mio orto

Ero pronto a colpirlo con la piccozza...

di Bartolomeo Minari
Verona

 

 

 

 

Mia moglie e io teniamo un orto da un paio d’anni. Abbiamo 67 anni, siamo coetanei, più o meno. Io ho una pensione da artigiano, bassissima, lei prende la minima. Non ho l’auto, quindi non posso andare a comprare la verdura al mercato grande, dove costa poco ma te la vendono solo in cassette, non è che puoi andarci a piedi o in autobus. Così abbiamo deciso di tenere l’orto. Dopo che mio figlio si è trasferito a Genova, saranno ormai quindici anni, era rimasto il suo garage di lamiera nel nostro cortile. Ci tenevo lo scooter. Poi mi è venuto il mal di schiena e l’ho venduto, due anni fa. Allora abbiamo smontato il garage, abbiamo venduto la lamiera e i sostegni di ferro al robivecchi, poi abbiamo cavato su il cemento e abbiamo cominciato a vangare l’orto. Ci cresce di tutto e bene, perché la terra è buona, se Verona fosse più piccola saremmo nella pianura padana, e ho tutto il tempo di annaffiare.
La notte scorsa mia moglie mi sveglia.
– Barto, mi scuote, c’è qualcuno da basso.
Prendo la piccozza che mio figlio da giovane usava in montagna e che è rimasta qua, di fianco all’armadio. Vado giù piano. In casa nessuno. Il rumore viene da fuori, dall’orto, e sembra il rumore di qualcuno che bisbiglia. Forse sono in due. Ma che ci vengono a fare, qua? Non c’è niente da rubare.
Sempre al buio e senza le ciabatte mi avvicino piano alla finestrella aperta della cucina e sbircio fuori. Vedo un tipo accovacciato nell’orto. Subito penso che sia venuto qui a fare la cacca e mi chiedo: ma perché proprio nel mio orto? E che senso ha scassare il cancelletto, perché deve averlo per forza scassato il cancelletto, sono sicuro di averlo chiuso bene, lo chiudo sempre la sera, perché uno, mi chiedo, dovrebbe violare il domicilio e rischiare di farsi beccare dai carabinieri solo per fare la cacca in un orto? Fa prima ad andare in fondo alla strada, vicino alla massicciata della ferrovia, no?
Comunque ’sto qua non sta mica cacando. Osservo meglio: sta mangiando. Sì, sta mangiando i miei pomodori. E non fa un rumore di bisbiglio, ma di risucchio, perché tira su il sugo dei pomodori.
Sto lì impalato a guardarlo. Sento mia moglie alle mie spalle, non so da quanto è lì, ma ansima e dice:
– Ma guarda quel povero disgraziato.
L’uomo mangia altri pomodori, poi si tira su, si asciuga le mani sui calzoni, alza lo sguardo alla luce della lampada al neon sulla strada, ha la barba ispida, avrà la nostra età, forse qualche anno di meno, difficile dire dai lineamenti che forse non sono tirati soltanto dagli anni. E non è un immigrato né uno zingaro né un barbone, è un pensionato normale, con vestiti normali, se mia moglie e io lo incontrassimo sull’autobus magari attaccheremmo bottone, Lei dove scende? Noi a Porta Vescovo. Si ferma con noi alla Bocciofila per un’ombra di bianco?
Invece stiamo zitti perché abbiamo paura, perché un ladro, persino un ladro di pomodori può avere strane reazioni, mica possiamo finire a fare a botte nel cuore della notte, e poi per che cosa, per quattro pomodori? Mia moglie mi stringe una spalla e capisco subito – trentasette anni di matrimonio passano mica per niente – capisco al volo che il suo silenzio dice il mio stesso pensiero: non abbiamo paura della rissa, di una sberla, di finire a terra per uno spintone perché più di tanto un ladro, anzi, un mangiatore a sbafo di pomodori non può osare. Abbiamo paura di offenderlo, questo povero uomo che potrei essere io se qualcosa nella mia pratica di pensione fosse andato storto.

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