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LETTERE CON RISPOSTA
domenica 20 luglio 2008
 

MALASANITÀ

Perché il mio medico della mutua fa tante storie per prescrivermi le solite medicine?

di Viviana Loreto
Firenze

 

 

 

 

Ho 54 anni, mio marito fa lo spazzino per la municipalizzata e io vado qualche ora al giorno a fare i mestieri nelle case di lusso del quartiere vicino al mio. Abbiamo una figlia che fa l’università, con grandi suo e nostri sacrifici. Dobbiamo stare attenti a spendere ogni euro.
Per fortuna è capitato nel nostro quartiere un medico della mutua bravo, onesto e scrupoloso che, oltre a curarci bene, cerca di non farci spendere soldi in ospedali, medici e farmaci a pagamento. Quando mio marito ha avuto bisogno di un intervento chirurgico, il bravo medico gli ha consigliato l’ospedale pubblico giusto; quando mia figlia ha avuto seri problemi di vista l’ha indirizzata da un bravo oculista dell’Asl; da quando ho preso l’artrosi e ho bisogno di farmaci che la mutua non passa più, lui trova il modo di prescrivermi quelli equivalenti, che costano molto meno di quelli di marca. Tutto questo sino a qualche mese fa.
Improvvisamente, verso la primavera, il bravo medico si è trasformato in una specie di giudice. Ogni volta che andiamo da lui – eppure ci andiamo di rado e sempre quando è indispensabile – ci fa una specie di processo: e perché vuoi di nuovo queste pastiglie, e perché vuoi fare questi accertamenti... insomma ci fa un sacco di storie, come se a pagare il conto dell’ambulatorio di analisi o del medico specialista dell’Asl o dell’ospedale fosse lui.
La penultima volta voleva negare a mio marito la prescrizione del periodico controllo della glicemia perché, a suo dire, mio marito aveva saltato senza motivo il controllo precedente (il motivo era una gamba rotta!); l’ultima volta pretendeva, quando sono andata, come d’abitudine da cinque anni, a chiedergli l’antipertensivo di mia madre, che gliela portassi in ambulatorio perché non voleva rischiare, parole sue, «di finire in galera per aver prescritto farmaci a una morta».
A questo punto sono esplosa e gliene ho dette quattro. Lui ha riconosciuto di aver ecceduto, ma si è difeso accusando l’Asl, colpevole di mandare la Guardia di Finanza a controllare i medici della mutua, come se costoro fossero potenziali delinquenti.
Ricordo che da piccola la mia famiglia, pur poverissima, era angariata da mille problemi ma non ne ha mai avuti a curarsi, perché medicine e medici e ospedali erano sempre gratis e nessuno faceva storie.
Che è successo?

 

Riposta della redazione:

È successo che da almeno vent’anni gl’italiani votano a stragrande maggioranza politici che promettono, e poi mantengono, di tagliare la spesa pubblica, a cominciare dalla sanità. Tutt’i partiti, litigiosi sul fumo e concordi sulla sostanza, mettono al centro di questa sostanza la progressiva negazione di cure e assistenza medica a coloro che non possono pagarsele di tasca propria.
Alle ultime elezioni hanno votato quasi otto elettori su dieci. Sia che abbiano scelto la coalizione di Berlusconi, sia che abbiano optato per i suoi avversari, hanno comunque mandato in parlamento gente concorde nel ridurre, e in prospettiva nel demolire, la sanità pubblica.
Berlusconi tagliava la sanità quando era al governo e continua a tagliarla ora che c’è tornato. Lo stesso facevano Prodi e gli altri governi cosiddetti di sinistra, i quali continuerebbero a tagliarla se ci fossero tornati
Ora, un parlamento che piccona la sanità pubblica con il consenso di otto elettori su dieci onora la democrazia. Se facesse il contrario, cioè se non sfoltisse i postiletto negli ospedali e non dirottasse milioni di malati dagli ospedali pubblici alle cliniche a pagamento, se non cancellasse dal prontuario le medicine gratuite e se non inducesse i medici della mutua a prescriverne sempre meno, se un governo non facesse tutto questo sarebbe un governo antidemocratico e traditore, perché verrebbe meno al primo degli impegni assunti in campagna elettorale: ridurre la spesa pubblica. Che è la conseguenza automatica di un altro impegno preso con gli elettori: ridurre le tasse, senza nel frattempo obbligare gli evasori fiscali a sborsare le poche che dovrebbero comunque versare.
A grandissime linee e a scopo divulgativo, possiamo dire che lo Stato incassa ogni anno 800 miliardi di euro ma ne spende 1.000. Ha un decifit di 200 miliardi. Che deve ridurre, per il motivo che emerge alla fine di questa catena di premesse:
– il governo italiano non è più padrone di governare l’Italia come gli pare ma si è messo alle dipendenze del governo europeo, che si chiama Commissione Europea;
– la Commissione Europea è a libropaga di circa 200 multinazionali di tutto il mondo, che sono soprattutto basate negli Stati Uniti;
– le 200 multinazionali comandano alla Commissione Europea, tra le altre cose, di ridurre i deficit dei singoli Stati, perché in questo modo lo Stato, avendo bisogno di incassare sempre meno tasse, non ne chiede a loro.
È dunque in obbedienza ai 200 Padroni del Mondo che anche il governo italiano sforbicia la spesa pubblica. Ma, si badi, non tutte le spese. Non depenna la costruzione di portaerei (come la Cavour, appena varata) o i fastosi compensi ai parlamentari o le dissipazioni elettorali da capogiro e giù giù sino ai contributi alle marce degli ex alpini. No, taglia solamente le spese che non gli costano consenso e voti. Esempio: se nega le cure ai malati poveri, questi soffrono e mugugnano ma non si ribellano: gliene mancano il coraggio e le energie. E comunque non saprebbero come fare, visto che la televisione e i giornali di regime gli raccontano che la riduzione della sanità è un fatto ineluttabile, come un terremoto o un cancro inguaribile, contro cui non si può far nulla; oppure, questi malati negletti, attribuiscono i guai della sanità pubblica a capri espiatori fantasiosi, le streghe e gli untori del Medioevo: per esempio il terrorismo, che una volta era quello delle Brigate Rosse e adesso è quello dei musulmani. Benché dal Medioevo siano passati oltre 500 anni, il popolino continua a credere alle favole, se queste favole spiegano i suoi mali e soprattutto se lo esimono dal ribellarsi contro i veri nemici: io non ce la vedo, signora Viviana, a scendere in piazza per invocare le dimissioni di un governo che le nega le cure e invocare l’avvento di uno che invece gliele garantisca; né ci vedo suo marito; tantomeno ci vedo i suoi figli che, se sono come la maggioranza dei coetanei, ammirano chi ha successo, non chi ha onore.
Così il governo può picconare anche i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione della repubblica, come le cure sanitarie.
Tra gli strumenti adottati dal governo in quest’opera di picconaggio c’è il terrorismo prescrittorio. Consiste nel vessare i medici della mutua allo scopo di indurli a ordinare farmaci e accertamenti clinici e ricoveri ospedalieri il meno possibile, ovviamente quando sono a carico della mutua. Se il malato paga di tasca propria diventa un malato eletto, solvibile e solvente, meritevole di tutte le cure di cui ha bisogno e anche di più. Ai mezzi persecutori radicati negli ultimi anni (di cui riferiamo nell’articolo collegato) se ne sono nel frattempo aggiunti di nuovi, come quello cui fa ha fatto cenno il suo medico, quando si è detto timoroso «di finire in galera per aver prescritto farmaci a una morta». Come può accadere una cosa simile?
Accade che una donna nelle sue stesse condizioni, signora Viviana, dinanzi al rifiuto del proprio medico della mutua di prescriverle adeguato farmaco e soffrendo, in misura minore, della stessa malattia della madre, ha chiesto di rinnovare la prescrizione a quest’ultima, sofferente di ipertensione grave e che dunque neppure un medico ligio agli ordini sparagnini del governo può rifiutarsi di continuare a curare: si può tirare la corda sino a rinviare il riconoscimento di una nuova malattia, ma se un medico sospende la cura pretestando guarigione miracolosa (come quella di un anziano dall’ipertensione acuta) la corda si rompe. Per beneficiare delle medicine destinate alla madre, la donna del nostro episodio non ha detto al medico che la madre è deceduta in villeggiatura, dove un medico locale ha redatto il certificato di morte. Il medico della mutua ignorava il decesso, perché nessuno gliel’ha mai comunicato. Così ha continuato a prescrivere alla madre la terapia di cui invece beneficiava la figlia.
Si tratta di una furbizia generata dallo stato di necessità, processualmente assolvibile perché rientra nel diritto alla sopravvivenza, analogamente al furto di pane per non morir di fame. Ed è una furbizia adottata da altre persone: forse qualche decina in tutta Italia. Ma il ministero della Sanità, quando ha scoperto questi peccatucci – se tali sono, e io credo che non lo siano, a cospetto dei crimini statali di cui sono un prodotto – li ha sbandierati sui giornali e alla tivù, criminalizzando i medici. Titoloni da terrorismo: Medici prescrivono ai morti per arricchirsi!
Il suo medico si è terrorizzato e lei, signora Viviana, ne sta facendo le spese.

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