Faccio
la guardia notturna per conto di unagenzia di vigilanza privata.
Insieme a un collega pattuglio in auto le proprietà dei clienti.
Controlliamo i negozi, le ville di lusso e le fabbrichette che non
hanno un guardiano fisso. Da parecchi mesi si sono abbonati al nostro
servizio anche alcuni agricoltori, che lamentano furti di animali
di bassa corte e, in un caso, anche di un pony.
Qualche notte fa, mentre andiamo a controllare una cascina alla
periferia di Milano, notiamo un Mercedes parcheggiato in una strada
poderale. Un modello di grossa cilindrata, piuttosto vecchio.
Sono le tre e mezza: troppo tardi per pensare bene, cioè a una coppia
appartata, anche perché lauto è inoltrata nella poderale per
una ventina di metri, tra due campi di mais alto. Di solito le coppiette
restano in prossimità della strada principale, nel timore che malintenzionati
possano bloccargli la via di fuga.
Così pensiamo male, cioè allauto di un ladro. Del resto, siamo
pagati per questo. Puntiamo il faro mobile sul Mercedes. Il collega
resta in auto e io mi avvicino con una torcia.
Vigilanza! urlo Tutto a posto?
Mi avvicino al Mercedes e intanto ripeto la domanda un paio di volte,
volgendo la torcia allingiro. Sul Mercedes non cè nessuno.
Il finestrino del guidatore è aperto e la chiave è nel cruscotto.
Il cofano è caldo.
Fruscìo tra il mais, una decina di metri oltre il Mercedes, come
di una persona che cammini tra le piante, o forse due persone perché
il rumore è notevole. Estraggo la Smith & Wesson e bisbiglio, nel
microfono della trasmittente che mi pende dallo spallaccio e a beneficio
del collega:
Vieni.
Meglio essere in due anche noi, penso, nel caso i ladri volessero
minacciarci o peggio.
Un uomo esce dal fogliame e viene verso di me. Trascina, più che
portare, una sacca pesante, del tipo che usano i giocatori di tennis
per metterci racchetta, accappatoio e mezzo guardaroba.
Illumino luomo con la torcia. Sulla cinquantina, abiti sportivi
ma in ordine, espressione spaventata. Gli faccio notare che si trova
in una proprietà privata sottoposta alla nostra tutela e gli chiedo
un documento. Mi porge la carta didentità. Abita in un quartiere
a un paio di chilometri, verso il centro. Cè scritto Professione:
dirigente industriale.
Che ci fa di bello a questora in campagna?
Uso un tono da curioso più che da inquisitore e tengo lo sguardo
sulla sacca. Anche luomo guarda la sacca gonfia di gibbosità,
esita, allarga le braccia, le lascia ricadere pesantemente sui fianchi
e dice, a se stesso:
Ma guarda qua se a 54 anni devo ridurmi così!
Posso chiederle cosa porta in quella borsa? - gli chiede
il collega.
Luomo si china, fa scorrere la cerniera e divarica i lembi
dellapertura. Pannocchie di grano. Racconta:
Ero responsabile di produzione in una fabbrica dellhinterland,
fatta fuori dalla concorrenza dei cinesi. Da tre anni cerco invano
un lavoro. Centinaia di colloqui. Niente. Moglie a carico, che non
sa far nulla e comunque non trova nulla da fare, una bambina, piccola,
sa, labbiamo avuta tardi, dopo anni di cure. Stiamo consumando
i risparmi. Non vendo lauto perché mi serve a presentarmi
ai colloqui, non posso andarci in taxi, se capiscono che sei completamente
col culo per terra ti bollano come fallito e non ti prendono manco
in considerazione. E io non posso lasciar perdere neppure unopportunità.
Di soldi ne ho ancora un po ma si consumano in fretta, prima
o poi finiranno, ho paura. Così cerco di risparmiare dappertutto,
sulla spesa, di arrotondare come posso. Insomma ho costruito una
conigliera sul terrazzo, ci tengo otto conigli. Li nutro a mais
ed erba. Lerba lho fatta nel campo di là ed è in un
sacco nel bagagliaio. E questo è il grano.