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6 luglio 2008  
LETTERE

SANITÀ MALATA E BARBARA

Mia madre torturata da medici cattolicissimi che le negano i farmaci contro il dolore

Ha un cancro incurabile e avanzato che la fa impazzare e invoca di essere aiutata a morire. Vorrei, ma come faccio?

di Armanda T.
da una città del Norditalia

 

 

 

 

Ho 64 anni e sono piena di acciacchi. Fatico a camminare per via dell’artrosi e di un polmone mezzo compromesso che mi condanna a respirare sempre in affanno. E anche il cuore mi fa tribulare.
In queste condizioni devo occuparmi di mia madre, che ha 82 anni ed è malatissima da cinque. Ha un cancro che, dal fegato, si è esteso praticamente a tutto il tronco. Geme in continuazione per il dolore. Ha voluto farsi ricoverare a tutti i costi, lei che è sempre stata molto religiosa, in una clinica dei preti, gestita dalle suore. Qui i medici mi hanno detto chiaro e tondo che obbediscono alla loro coscienza prima che al malato e, siccome la loro coscienza gli dice di tenere in vita il malato il più a lungo possibile, negano a mia madre, che urla spesso da straziare il cuore e che peggiora ogni giorno senza alcuna speranza di miglioria, gli antidolorifici. I coscienziosi medici dicono che troppa morfina alla lunga uccide.
Così, per farla campare qualche giorno in più, la condannano a settimane e forse mesi di atroce sofferenza. Non sanno dirmi, neppure indicativamente, quando la sua terribile agonia avrà fine.
Da settimane mia madre chiede ai medici di farla morire, piuttosto che farla soffrire in maniera insopportabile. Un giorno ha detto: «Voi non siete medici, voi non siete neppure persone, perché è inumano farmi soffrire allo spasimo! Se fossi un cane potrei almeno rivolgermi a un’associazione di difesa degli animali!»
Proprio così, mia madre ha pensato agli animali dopo aver verificato l’insensibilità delle associazioni che dicono di difendere il malato: in realtà difendono la clinica e dànno sempre ragione ai medici e alle suore. Non a caso la clinica, che non trova una stanza singola a una malata nelle condizioni di mia madre, ne ha trovate due da offrire gratis a un’associazione che si vanta di tutelare gli ammalati e invece fa gli interessi di medici e suore. Altro che cliniche e medici e suore cristiani! Questi non sanno neppure dove stia di casa la carità del Vangelo! Questi sono palancai superstiziosi, rimasti al Medioevo, quando la Chiesa credeva che la sofferenza facesse bene al malato, allo stesso modo in cui bruciare le streghe salvava loro l’anima!
Negli ultimi giorni la sofferenza di mia madre è diventata così straziante e l’indifferenza dei medici mi è diventata così disgustosa che ho pensato di trasferirla in un altro ospedale. Però ho scoperto che correrei il rischio di trovare anche in un ospedale pubblico medici barbari come questi qua, visto che anche alcuni medici pagati dallo Stato si permettono di negare farmaci contro il dolore, invocando l’obiezione di coscienza. Così ho cominciato a pensare a quello che, da brava cattolica praticante, un tempo consideravo peccato mortale: aiutare mia madre ad andarsene da questa valle di lacrime, che per lei si è fatta insopportabile, sul piano fisico come su quello spirituale: comincia a chiedersi come possa essere buono un Dio che fa soffrire così le sue creature, torturandole sul letto di morte, legate da costrizioni che impediscono loro di far cessare il dolore e circondate da carnefici che deridono il sofferente dicendogli che gli spasimi insopportabili sono medicina!
Ma come faccio ad aiutare mia madre ad andarsene? Le suore mi sorvegliano. E non ho il coraggio di fare una pazzia, né mi sembra giusto farla, anche per le conseguenze che ricadrebbero su mia sorella e i miei nipoti. Ho bussato a molte porte, ma, appena sentono la mia richiesta, me le sbattono in faccia.

©

 

Cara Armanda,
la dissuado dal «fare pazzie» e dal prendere iniziative non meditate. In Italia non si può aiutare nessuno, ancorché piagato da malattia inguaribile e dolorosissima, a suicidarsi. Si commetterebbe un reato.
È invece lecito accompagnare il candidato suicida in Svizzera, l’unico Paese al mondo in cui l’assistenza a un suicida è legale. Ecco indirizzo e telefono di Dignitas, associazione cui può rivolgersi con fiducia: troverà medici sensibili disposti ad ascoltarla e aiutarla, nonché avvocati in grado di evitarle ogni noia legale e burocratica.

Dignitas
Postfach 9 - CH-8127 Forch Telefono (dall’Italia): 0041/44.98.04.459. Fax: 0041/44.98.01.421
E-mail: dignitas@dignitas.ch.
Sito: http://www.assistedsuicide.org.

In Italia può chiedere suggerimenti e consigli a:

Exit Italia
Associazione Italiana per il diritto ad una Morte Dignitosa
Corso Monte Cucco 144 - 10141 Torino.
Tel-fax 011/77.07.126 - 330/512.712.
E-mail: exit-italia@libero.it.
Sito: http://www.exit-italia.it.

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