Ho
64 anni e sono piena di acciacchi. Fatico a camminare per via dell’artrosi
e di un polmone mezzo compromesso che mi condanna a respirare sempre
in affanno. E anche il cuore mi fa tribulare.
In queste condizioni devo occuparmi di mia madre, che ha 82 anni
ed è malatissima da cinque. Ha un cancro che, dal fegato,
si è esteso praticamente a tutto il tronco. Geme in continuazione
per il dolore. Ha voluto farsi ricoverare a tutti i costi, lei che
è sempre stata molto religiosa, in una clinica dei preti, gestita
dalle suore. Qui i medici mi hanno detto chiaro e tondo che obbediscono
alla loro coscienza prima che al malato e, siccome la loro coscienza
gli dice di tenere in vita il malato il più a lungo possibile, negano
a mia madre, che urla spesso da straziare il cuore e che peggiora
ogni giorno senza alcuna speranza di miglioria, gli antidolorifici.
I coscienziosi medici dicono che troppa morfina alla lunga uccide.
Così, per farla campare qualche giorno in più, la condannano a settimane
e forse mesi di atroce sofferenza. Non sanno dirmi, neppure indicativamente,
quando la sua terribile agonia avrà fine.
Da settimane mia madre chiede ai medici di farla morire, piuttosto
che farla soffrire in maniera insopportabile. Un giorno ha detto:
«Voi non siete medici, voi non siete neppure persone, perché è inumano
farmi soffrire allo spasimo! Se fossi un cane potrei almeno rivolgermi
a un’associazione di difesa degli animali!»
Proprio così, mia madre ha pensato agli animali dopo aver verificato
l’insensibilità delle associazioni che dicono di difendere il malato:
in realtà difendono la clinica e dànno sempre ragione ai medici
e alle suore. Non a caso la clinica, che non trova una stanza singola
a una malata nelle condizioni di mia madre, ne ha trovate due da
offrire gratis a un’associazione che si vanta di tutelare gli ammalati
e invece fa gli interessi di medici e suore. Altro che cliniche
e medici e suore cristiani! Questi non sanno neppure dove stia di
casa la carità del Vangelo! Questi sono palancai superstiziosi,
rimasti al Medioevo, quando la Chiesa credeva che la sofferenza
facesse bene al malato, allo stesso modo in cui bruciare le streghe
salvava loro l’anima!
Negli ultimi giorni la sofferenza di mia madre è diventata così
straziante e l’indifferenza dei medici mi è diventata così disgustosa
che ho pensato di trasferirla in un altro ospedale. Però ho scoperto
che correrei il rischio di trovare anche in un ospedale pubblico
medici barbari come questi qua, visto che anche alcuni medici pagati
dallo Stato si permettono di negare farmaci contro il dolore, invocando
l’obiezione di coscienza. Così ho cominciato a pensare a quello
che, da brava cattolica praticante, un tempo consideravo peccato
mortale: aiutare mia madre ad andarsene da questa valle di lacrime,
che per lei si è fatta insopportabile, sul piano fisico come su
quello spirituale: comincia a chiedersi come possa essere buono
un Dio che fa soffrire così le sue creature, torturandole sul letto
di morte, legate da costrizioni che impediscono loro di far cessare
il dolore e circondate da carnefici che deridono il sofferente dicendogli
che gli spasimi insopportabili sono medicina!
Ma come faccio ad aiutare mia madre ad andarsene? Le suore mi sorvegliano.
E non ho il coraggio di fare una pazzia, né mi sembra giusto farla,
anche per le conseguenze che ricadrebbero su mia sorella e i miei
nipoti. Ho bussato a molte porte, ma, appena sentono la mia richiesta,
me le sbattono in faccia.
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