Nei
pacati e soffici uffici del Congresso degli Stati Uniti, dove apostati
della dignità del laticlavio, dolosamente smemori delle nefandezze
che il governo Bush commette a Guantanamo come nei similari lager
sparpagliati nel resto del mondo, mercanteggiano la loro sudditanza
alle lobby di malaffare che governano il Paese, in questi uffici,
dico, che sono la sentina morale dellOccidente agiato e grasso
e feroce, hanno battezzato il nuovo piano della Cia Condor II.
Nome scontato, essendo figlio del Piano Condor partorito
dalla Cia negli anni Sessanta e che non fu chiamato Condor I
soltanto perché né gli strateghi (come Henry Kissinger) pagati per
idearlo né i senatori pagati per finanziarlo simulandone la disconoscenza
pensavano ci fosse bisogno di un secondo Piano Condor.
Il Piano Condor prevedeva una sorta di società segreta, formata
dalla Cia e dalle dittature che la Cia aveva issato al potere Sudamerica,
per imprigionare, torturare e ammazzare chiunque le osteggiasse.
In pochi lustri il Piano Condor ha imprigionato e torturato
centinaia di migliaia di persone, ammazzandone svariate decine di
migliaia. Le accoppavano con le tecniche più disparate: mutilandole
e dissanguandole in celle segrete, arrostendole con la corrente
elettrica, bruciandole vive nei forni, sciogliendole con lacido,
mitragliandole in massa e seppellendole con le ruspe in fosse comuni,
caricandole su aerei e poi scaricandole nellOceano con una
pietra al collo.
Quando ebbero macellato tutti gli oppositori tosti e svogliato i
meno tosti dal contestare, i ragionieri di Washington calcolarono
che era tempo di licenziare i dittatori e di assumere presidenti
di repubblica e capi di governo eletti democraticamente, perché
costano molto meno. Un dittatore ha bisogno di stuoli di armigeri
che tengano il popolo in soggezione e lo dissuadano dallinvocare
condizioni di vita migliori; un capo di Stato democraticamente eletto
riesce a negare le riforme sociali invocando le sacre Regole di
Mercato, che sono intoccabili, anche quando consentono al 10% della
popolazione di accaparrarsi il 90% della ricchezza nazionale e dunque
di condannare alla miseria nove cittadini su dieci. Così le Squadre
della Morte, addestrate e armate dalla Cia a liquidare ogni oppositore,
passarono la mano agli eleganti, gentili funzionari alle dipendenze
dei bracci finanziari degli Stati Uniti: il Fondo Monetario Internazionale
e la Banca Mondiale.
Questi gendarmi in doppiopetto ottenevano e tuttora ottengono
gli stessi risultati raggiunti dalle Squadre della Morte:
niente riforme sociali, niente incremento della spesa sanitaria
e assistenziale pubblica, niente case popolari, niente leggi a tutela
dei lavoratori. Argomentano i funzionari ai poveri: prima
dovete pagare il debito che il vostro Paese ha nei confronti del
resto del mondo, poi penseremo alle riforme. Ma i debiti, chissà
perché, invece di calare aumentano.
Replicano i poveri: ma sono debiti che non abbiamo fatto noi, bensì
i dittatori e ogni altro gestore locale che avete messo al potere.
Che centriamo noi?
Ma i funzionari sono inflessibili: o pagate,
cioè destinate a noi la quota preponderante delle vostre risorse,
o vi impediremo di esportare anche un solo chicco di caffè e di
importare anche una sola fiala di antibiotici: in pratica vi assedieremo
e vi faremo morire di fame e malattie.
Non paghi, i funzionari in doppiopetto hanno posto altre condizioni
ai governi "democraticamente eletti": vietato fare leggi che ostacolino
i diritti dei soldi e delle merci nonché i diritti dei ricchi ad
arricchirsi. Risultato: il passaggio dalle dittature alle repubbliche
democratiche non ha migliorato di molto le condizioni di vita dei
poveri del Sudamerica.
Salvo che nei Paesi dove il popolo, invece di eleggere i candidati
a libropaga di Washington, ha eletto candidati indipendenti e autenticamente
patrioti.
Come Evo Morales, che due anni fa ha conquistato la presidenza riscuotendo
il consenso della maggioranza assoluta degli elettori. Si badi:
non dei votanti, ma degli elettori. Insomma una vittoria democratica
autentica. Non come quelle dei presidenti degli Stati Uniti, dove
va a votare meno della metà della popolazione e dove, anche se il
candidato delle lobby, quello che deve vincere, non arriva
primo, lo si fa primeggiare comunque, barando sulla conta dei voti.
Bush è diventato presidente proprio così: rubando due milioni di
voti ad Al Gore, che era il vero vincitore. Ma torniamo alla Bolivia.
Morales vince sulla base di un programma di riforme sociali e di
gestione del Paese nellinteresse primario del popolo. Così
nazionalizza lo sfruttamento del gas e di altre risorse naturali,
che sono la principale ricchezza del Paese. Poi annuncia la fine
del latifondo: non è giusto che un pugno di redditieri fancazzisti,
che hanno il solo merito di aver ereditato le terre che i loro avi
rubarono ai proprietari legittimi, lascino nellabbandono distese
fertili grandi due volte la Lombardia; non è giusto che un plotone
di figli di papà si accaparri, per diritto dinastico, le maggiori
ricchezze del Paese; infine non è giusto che la minoranza bianca
(di anima, se non anche di pelle), erede dei colonialisti, si comporti
nei confronti della maggioranza indigena (india, scura come Morales)
allo stesso modo con cui gli schiavisti dei secoli scorsi si comportavano
con gli schiavi.
Dinanzi a un presidente tanto determinato a fare il proprio mestiere
e a non prendere ordini né dai burattinai di Washington né dai burattini
locali, i parassiti di sempre hanno perso la testa. Soprattutto
quando, il 1° maggio 2006, Morales, nazionalizzando gli idrocarburi,
ha garantito allo Stato boliviano di incassare circa l80%
dei profitti dellestrazione del petrolio. Nello stesso mese
ha annunciato una riforma agraria per ridistribuire la terra ai
contadini. Sono provvedimenti che, per milioni di famiglie, significano
il passaggio dalla miseria alla vita dignitosa, dalla disoccupazione
alloccupazione, dalla prospettiva di morire di malattia, perché
le cliniche private e le medicine nella Bolivia ante-Morales costano
e sono privilegio dei ricchi, alla possibilità di curarsi
gratis.
Alle multinazionali di tutto il mondo che ingrassano sulle ricchezze
rubate ai boliviani si sono strette le chiappe: questo Morales minaccia
di evaporare o quantomeno di ridurre le nostre rendite coloniali.
Stesso panico ha preso i latifondisti e i grandi allevatori e agricoltori
boliviani, nonché il resto della borghesia parassitaria. Tutti costoro
hanno esortato i funzionari a fare qualcosa: fermate Morales, annullate
le sue riforme sociali, anzi socialiste, se no tanto vale richiamare
in servizio il Piano Condor.
Ma non è più stagione di dittature: vanno puntellate di eserciti
folti e costosi e i generalissimi sono bestie fameliche da alimentare
con bustarelle ormai difficili da riempire. Gli Usa hanno le casse
vuote, anzi sono talmente indebitati che qualcuno gli vaticina il
tracollo; comunque già boccheggiano a mantenere i loro eserciti
di occupazione in Iraq e Afghanistan. Non ci sono soldi per una
nuova guerra coloniale in Sudamerica. Meglio piegare i Morales con
altri mezzi.
Cioè con il Piano Condor II, che è la versione andina del
Piano di Frazionamento della Jugoslavia, concepito per eliminare
dallEuropa lunico Paese non prono agli Stati Uniti;
un Piano realizzato, sia doverosamente rimarcato per inciso
- anche con la collaborazione dellesercito italiano.
Ecco le fasi previste da Condor II.
Fase 1
Lambasciatore degli Stati Uniti in Colombia contatta i
governatori delle quattro province (sulle nove complessive del Paese)
dominate dai ricchi bianchi e che ovviamente non hanno votato per
Morales. Le quattro regioni sono: Santa Cruz de la Sierra e Tarija
(entrambe ricche di gas), poi Beni e Pando.
Lambasciatore, con soldi e prospettiva di altri soldi, induce
i quattro governatori a rivendicare maggiore autonomia dal governo
statale.
Fase 2
È scattata nel novembre scorso. In parte investendo soldi propri
(con la prospettiva di rendimenti più che adeguati), in parte mettendoci
quelli degli americani, i governatori delle quattro province formano
e pagano sottobanco associazioni, partiti e sodalizi che scendono
in piazza a manifestare per lautonomia. Vengono inalberati
cartelli del tipo: Vogliamo lautonomia della nostra
provincia. In poche settimane, a misura in cui latifondisti,
industriali e finanziari arruolano nuovi agitatori, le manifestazioni
si punteggiano di slogan e cartelli inediti: Vogliamo lindipendenza
della nostra provincia.
La mafia della stampa capitalista, ramificata in tutto il Sudamerica
e forte anche in Bolivia, fa da grancassa alle aspirazioni dei manifestanti,
che parlano di diritto allindipendenza dei popoli e
invocano una secessione come quelle delle province della
Jugoslavia, che hanno dato vita a Stati indipendenti. I governatori
ribelli gestiscono province in cui risiede il 35% della popolazione
complessiva della Bolivia, che è di 8 milioni e mezzo. Tra le rivendicazioni
dei ribelli: tenere per sé il 70% del gettito fiscale (invece del
35%, come un riparto proporzionato alla demografia suggerirebbe)
e costituire una polizia propria. Pretese assurde e incompatibili
con lintegrità della Bolivia; neppure Umberto Bossi,
il finto secessionista italiano, ha mai sparato, nelle fanfaronate
elettorali, lidea di trasferire i carabinieri del Nord agli
ordini della Lega!
Ovvio che Morales reagisca. Ammonisce: lintegrità della Bolivia
non si tocca. Le risorse naturali concentrate nelle quattro province
guidate da governatori ribelli sono un patrimonio di tutto il popolo
boliviano, anche degli indios che hanno subito nei secoli scorsi
lingiustizia di essere relegati nelle regioni più povere,
giacché i colonialisti e i loro lacchè locali li hanno cacciati
da quelle ricche.
Fase 2 bis
Non era prevista, giacché gli estensori di Condor II davano
per scontato che Morales avrebbe reagito alle provocazioni dei governatori
ribelli mobilitando lesercito e dunque creando un clima conflittuale
che gli Usa avrebbero denunciato allOnu come un prodromo di
guerra civile. Il tal caso avrebbero spedito i loro soldati a dar
manforte agli agitatori camuffati da indipendentisti, esattamente
come fecero e continuano a fare con gli agitatori stipendiati nella
ex Jugoslavia e negli ex Paesi dellEst.
Ma Morales non casca nella trappola. Al contrario: proprio ieri,
nellintervista alla televisione Aljazeera di cui sotto riferiamo,
il presidente boliviano ha dichiarato di cercare il dialogo con
i governatori delle quattro province ribelli, convincendoli che
tradire il proprio Paese alleandosi a una potenza straniera ansiosa
di mutilarlo è rischioso soprattutto per i traditori: col clima
socialisteggiante che spira in Bolivia e anche nel resto del Sudamerica
rischiano di dover rendere conto direttamente al popolo, prima che
a Morales, e il popolo, se lo fai incazzare, è capace dimpiccarti
senza processo.
Anche perché i boliviani debbono ancora smaltire lincazzatura
provocata da un processo penale iniziato nellestate scorsa.
Imputati: tre ex ministri dellex presidente Gonzalo Sanchez,
un corrotto issato al potere dagli Stati Uniti, dove è fuggito per
sottrarsi alla giustizia della Bolivia di Morales I tre sono: Yerko
Kukoc, Erick Reyes Villa e Guido Añez. Laccusa: nellottobre
2003 (battezzato Ottobre nero) hanno represso le proteste
popolari, alimentate dal malgoverno, a suon di retate, imprigionamenti
arbitrari, torture e mitragliate, uccidendo 60 persone. Secondo
il magistrato Milton Mendoza, che sostiene la pubblica accusa, sono
colpevoli di genocidio, omicidio, ferite gravi, torture e saccheggio
delle finanze pubbliche.
Mendoza ha dimostrato che hanno sottratto alla Banca Centrale di
Bolivia almeno 16 milioni di bolivianos (il valsente di due
milioni di dollari) ma sta indagando su altri 100 milioni di dollari
misteriosamente accreditati sui conti esteri dei tre ex ministri.
Sul banco degli imputati dovrebbe sedere anche il presidente Sanchez,
lex presidente, ma gli Stati Uniti si rifiutano di concedere
lestradizione: sostengono che è un rifugiato politico, uno
status protettivo che il governo di Washington concede ai
peggiori criminali purché anticomunisti: vivono agiatamente a Miami,
per esempio, i terroristi reo confessi che andarono a far scoppiare
bombe a Cuba, uccidendo passanti.
Insomma la borghesia boliviana, compromessa comè con Ottobre
nero e dunque odiata dalla maggioranza del popolo, dovrebbe
andare cauta nel farlo ulteriormente incavolare.
Morales cercherà di dissuadere i governatori ribelli anche con questaltro
argomento: persino dal punto di vista del profitto tornare sotto
il tacco degli Usa non vi conviene: significa regredire a colonia,
cioè lasciare ai colonialisti forestieri la parte più grossa della
torta.
Fase 3
Lambasciatore degli Stati Uniti in Bolivia, che sinora ha
maneggiato dietro le quinte, scende direttamente in campo per gonfiare
lopposizione a Morales, per batterlo sul suo stesso terreno:
quello della democrazia. Lambasciatore di chiama Philip S.
Goldberg ed è stato spedito in Bolivia da Bush nel settembre di
due anni fa. Cosa ce labbia mandato a fare lo dice il curricolo
di Goldberg: si è fatto le ossa nella missione degli Stati Uniti
a Pristina, la capitale del Kosovo, dove ha fomentato la secessione
di questa provincia dalla Serbia. In precedenza aveva lavorato allambasciata
di Santiago, capitale del Cile, per assicurarsi che la transizione
dalla dittatura alla democrazia non ledesse gli interessi degli
Stati Uniti. Ha inoltre lavorato nelle ambasciate di Bogotà (Colombia)
e di Pretoria (Sudafrica). La sua conoscenza dello spagnolo, nonché
la notevole disponibilità di denaro che è autorizzato a investire
nelloperazione Condor II, gli consentono di arruolare
direttamente i capintesta dei futuri golpisti (o secessionisti:
nel Piano Condor II si usano entrambi i termini). Però esagera:
come dettagliamo nellarticolo sotto, ha tentato di arruolare
anche un amico di Morales, che fa il sindaco e che, da bravo cittadino,
è andato a riferire tutto al suo amico e presidente della repubblica.
Gli uomini di Goldberg non hanno difficoltà ad arruolare agitprop
da schierare in piazza contro Morales e, in prospettiva, da armare,
come hanno armato i mercenari di ogni Rivoluzione Arancione o comunque
cromaticamente definita. Se arruolare un manifestante in Ucraina
costa 3.000 dollari al mese, in Bolivia ne costa mille, perché qui
la vita è meno cara e le paghe sono molto più basse. I boliviani
senzanima e irretiti dal consumismo sono tentati.
©