Conosco
un medico della mutua molto perbene. Lavora a tempo pieno per lAsl
di Milano. Ambulatorio, visite a domicilio dei pazienti, casa. Lo
stipendio dellAsl è il suo unico cespite professionale.
Non bazzica le cliniche private, non pretesta una qualche specializzazione
per farsi pagare le visite. Come invece usano altri medici della
mutua che pure ho conosciuto: uno, per esempio, di secondo lavoro
fa il dietologo (120 euro a consulto), unaltra prescrive esercizi
ginnici così particolari che per farli bene devi andare nella
palestra di suo marito (900 euro lanno), un altro ancora fa
addirittura il dentista, come seconda attività, ed è
certamente casuale che moltissimi suoi pazienti soffrano di malattie
che, per quanto varie e dislocate in tutto il corpo, traggono beneficio
da una sistemazione dei denti.
Il medico perbene di cui parlo non fa neppure il comparaggio.
Cioè non prende soldi dalle industrie farmaceutiche a corrispettivo
di prescrizioni di farmaci che altrimenti non prescriverebbe. E
neppure accetta regali o favori o prebende né dai pazienti
né dai Signori del Farmaco. Di cui anzi
mette in riga i commessi viaggiatori (pomposamente etichettati informatori
scientifici del farmaco). Fuori dal suo ambulatorio un cartello
ammonisce: Non si ricevono più di due informatori scientifici
al giorno.
Il medico perbene di cui parlo è professionalmente rigoroso
e umanamente schietto: ti diagnostica senza peli sulla lingua e
ti consiglia eventuali ulteriori percorsi diagnostici e terapeutici
con esclusivo riguardo alla tua salute.
Per esempio, ti suggerisce di rivolgerti alla tal struttura pubblica,
assai più affidabile di altre private, che pure ti tentano
con orpelli alberghieri e lusinghe miracolistiche. Inciso non marginale:
gli ambulatori, gli specialisti e gli ospedali che ti consiglia,
essendo pubblici, sono gratuiti.
E se hai bisogno di un esame o di una visita o di un intervento
urgente, come la mettiamo con le liste dattesa che piagano
gli ospedali pubblici? Mica puoi aggravarti o morire giusto per
non dare soddisfazione economica a una clinica privata o a un cialtrone
di specialista, no?
No di certo. Il medico perbene di cui parlo, se decide che il tuo
caso è urgente, appiccica sulla tua prescrizione di esami
o di visita o di ricovero il cosiddetto bollino verde. E
con questa pecetta adesiva ogni struttura pubblica è obbligata
a farti gli esami o a visitarti o a ricoverarti entro tre giorni.
Addio code di mesi. O addirittura di oltre un anno, come succede
allo Ieo (Istituto Europeo Oncologico), feudo di quel professor
Umberto Veronesi che quando fa il divo in tivù sembra che,
in caso di bisogno, sia pronto a visitarti e a ricoverarti e a operarti
anche domattina.
Chiedo al mio medico perbene: Ma se per garantire diagnosi e cure
solerti nei casi urgenti basta appiccare sulle prescrizioni il bollino
verde, perché rarissimi altri medici lo fanno?
Risponde: «Perché lAsl ci dissuade dallusarli.
In questo modo: se vuoi la tua razione di bollini devi andare ogni
mese negli uffici dellAsl e sobbarcarti attese e code interminabili.
Io non demordo: ci vado e aspetto e faccio coda quanto serve. Ma
molti medici rinunciano». Ecco svelato il mistero per cui
i pazienti poveri che non reclamano diagnosi e cure urgenti finiscono
sempre negli ambulatori dei medici della mutua. Che colpa ne ha,
lAsl, se le urgenze approdano negli studi e nelle cliniche
private?
Ligi agli ordini di governi che, di destra o sinistra, gareggiano
a chi taglia più fondi allassistenza sanitaria pubblica,
i dirigenti dellAsl negano risorse ai loro medici. Ricorrendo
a espedienti subdoli nella forma e violenti nella sostanza delle
sofferenze che provocano. Ve li racconto con gli esempi riferiti
dal mio medico perbene.
Non più di tot al mese
Cosa cè di più imprevedibile di una malattia?
Un medico non può sapere quanti, tra i propri assistiti,
si ammaleranno il mese prossimo e di quali malattie. Men che meno
può calcolare quanto costerà curare queste malattie.
Eppure lAsl gli impone un tetto di spesa. Per ogni mese del
prossimo anno, gli dicono, non puoi spendere, poniamo più
di 100, che è la media di quello che hai speso lanno
scorso.
Ora, supponiamo che, tra i 1.500 assistiti del mio medico perbene,
un paio si becchino il cancro. O altre malattie che richiedono terapie
costose. Bastano questi due sfortunati a tracimare il tetto di spesa
imposto dallAsl.
Ma lAsl se ne fotte. E replica al medico: compensa la maggior
spesa assorbita dai due malatissimi riducendo le prescrizioni ai
malati meno gravi. Un ragionamento che implica uno di questi due
sottintesi: o che il medico abitualmente fa prescrizioni superflue,
dunque sacrificabili (e in tal caso ci si chiede perché lAsl
glielo consenta), oppure che il medico deve fare una graduatoria
dei pazienti in base alla loro gravità, e sacrificare quelli
meno gravi. E in questo caso un giudice serio dovrebbe incriminare
sia il medico sia lAsl per omissione di soccorso, omissione
dei doveri dufficio, interruzione di pubblico servizio, lesioni
colpose e chissà quantaltro.
Prevenzione addio
Carolina soffre di osteoporosi. Il mio medico perbene lo ha accertato
prescrivendogli una Moc, esame che misura la densità delle
ossa. Dunque il medico perbene prescrive a Carolina i farmaci per
rallentare losteoporosi. Senza questi farmaci, le ossa perdono
progressivamente consistenza, sino a fratturarsi con niente. Ebbene,
sapete che cosa si sono inventati i Signori della Sanità
Pubblica pur di risparmiare sui farmaci e continuare a sperperare
in stipendi faraonici ai dirigenti e in altri sprechi di cui ridondano
le cronache? Hanno deciso che i medici della mutua possono prescrivere
farmaci contro losteoporosi soltanto dopo che le ossa dei
malati hanno cominciato a sbriciolarsi. Ma attenzione: lAsl
non si contenta di fratture qualsiasi. Esige, in cambio della gratuità
dei farmaci, la rottura delle vertebre o di ossa parimenti importanti.
Così, se Carolina vuole prevenire losteoporosi deve
curarsi di tasca propria.
Dinanzi a questa criminale trovata sparagnina il mio medico perbene
si è incazzato a morte.
Altro esempio. Marco ha il colesterolo alto. Non cè
verso di mandarglielo giù, neppure con le diete, perché
si tratta di un colesterolo fisiologico, cioè che lorganismo
produce in eccesso, in barba a ogni dieta. Il guaio è che
Marco soffre anche di ipertensione. Unassociazione (colesterolo
più ipertensione) che fa salire alle stelle il rischio di
infarto e di ictus. Logico che il mio medico perbene prescriva a
Marco la giusta dose di farmaci contro il colesterolo. Farmaci costosi.
Che lAsl vuole far pagare ai pazienti. Così i Signori
della Sanità Pubblica si sono inventati unaltra furbata:
i medici della mutua sono autorizzati a prescrivere farmaci contro
il colesterolo soltanto dopo che il paziente ha avuto almeno un
infarto.
Criminale, vero? Per questo il mio medico perbene si è incazzato
a morte.
A questo punto voi che fareste nei panni di un medico della mutua
onesto e coscienzioso? Dovreste decidervi: obbedire alla vostra
coscienza professionale oppure abiurarla e diventare complici delle
turpitudini etiche dei gestori della sanità.
Il medico perbene di cui parlo non ha mai avuto dubbi: prima di
tutto la salute dei pazienti, tutto il resto viene dopo. Così
insiste a far mensilmente la questua allAsl per ritirare i
bollini verdi; così prescrive esami, visite specialistiche,
farmaci e ricoveri a chi ne ha bisogno, e al diavolo se si splafona
il mitico budget, cioè il preventivo di spesa mensile
quantificato dallAsl; così prescrive i farmaci contro
losteoporosi a Carolina, senza aspettare che le si frantumino
le vertebre; così prescrive i farmaci contro il colesterolo
a Marco, prima che gli venga un infarto o un ictus.
E così il medico perbene è finito sul libro nero dellAsl.
Quello dove si scrivono non già i nomi dei moltissimi medici
che speculano sulla salute dei pazienti, che intrallazzano con le
cliniche private e le case farmaceutiche, che disertano gli ospedali
pubblici per dedicarsi ai loro propri ambulatori, che sempre più
spesso finiscono nel mirino dei magistrati. Il libro nero dellAsl
non è per medici malandrini. Mette alla gogna persecutoria
i medici che riluttano a sacrificare i propri pazienti sugli altari
dello spreco, della dissipazione e dellinefficienza della
sanità pubblica.
E sapete che succede quando un medico perbene finisce sul libro
nero? Succede che gli mandano in ambulatorio la Guardia di Finanza
affinché spulci tutte le ricette e le prescrizioni alla ricerca
di una violazione deglimmorali sparagni dellAsl. Pensate:
vanno a ritroso nei controlli sino a cinque anni! Vi immaginate
le conseguenze di tanto zelo se investito in una giusta causa ed
esteso ai documenti contabili delle Asl, del ministero della Sanità
e delle strutture sanitarie private?
Poi, se trovano ricette o prescrizioni non in armonia con le proprie
direttive criminali, i dirigenti dellAsl trattano da criminale
il medico: lo denunciano per truffa allo Stato.
Sicché il medico perbene di cui vi narro adesso è
preoccupato di far la fine di un collega, perbene come lui, cui
lAsl ha chiesto un indennizzo di 200 mila euro, a titolo di
rimborso di farmaci che il medico non era autorizzato a prescrivere.
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