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Lo statunitense F-16 Fighting Falcon

Lo svedese Saab Gripen

Il francese Mirage 2000

Il russo Mig-29
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Il mese prossimo, salvo improbabili sorprese, altri tre Stati-pezzenti, esiti della colonizzazione di Jugoslavia e dintorni da parte della Nato, entreranno a far parte di questa organizzazione. Sono: Albania, Croazia e Macedonia. Dopodiché la Serbia, l’unico Stato ex comunista che rilutti a farsi completamente colonizzare dagli Usa e dai loro alleati, sarà circondato da Paesi aderenti alla Nato: Ungheria, Romania, Bulgaria, Macedonia, Kosovo, Bosnia, Croazia.
Significa che la Serbia, dall’indomani della Conferenza di Bucarest che estenderà la Nato nei tre Paesi anzidetti, si vedrà precluso ogni accesso al resto del mondo che spiaccia alle truppe di Bush & Soci. Incistata in un contesto militarmente ostile e ora rafforzato, come stiamo per vedere, per minacciarla direttamente, la Serbia diventerà di fatto un bantusthan, cioè un Paese soffocato, mutilo e dipendente dalla benevolenza di coloro che lo circondano, come un condannato nella tenda a ossigeno. Bantusthan erano chiamati gli Stati fasulli creati all’interno del Sudafrica dai razzisti sudafricani, per tenervi segregata la manodopera nera illudendola di essere cittadina di uno Stato indipendente.
Eppure la Serbia era indicata, nei progetti recenti del governo degli Stati Uniti, come l’ascaro del Pentagono nei Balcani, il gendarme di fiducia cui appaltare – come il Sudafrica fece all’oligarchia corrotta dei bantusthan – il mantenimento dell’ordine e della disciplina atlantica nella regione. Che cosa ha combinato la Serbia per demeritare agli occhi degli Stati Uniti? Questo: si è opposta all’ennesimo smembramento del proprio territorio. Ha detto di no allo scorporo del Kosovo, che peraltro la risoluzione 1244 dell’Onu garantiva (e continua a garantire, in teoria), come «provincia autonoma dello Stato serbo». Un po’ come da noi il Sud Tirolo (Alto Adige), Regione autonoma della repubblica italiana, che forse ci rimarrebbe male se scoprisse che Bush ha deciso di scorporarla e di farne uno Stato autonomo dall’Italia.
Così Bush ha cambiato ascaro di fiducia. Ha licenziato la Serbia e ha arruolato d’ufficio la Croazia. La quale mica ha potuto tirarsi indietro: è stata creata a tavolino dalla Nato, che vi ha preposto un primo ministro che più subordinato non si potrebbe: Ivo Sanader. Talmente subordinato che, quando l’ammiraglio statunitense Mark Fitzgerald, comandante delle operazioni Nato nei Balcani, gli ha chiesto di affittargli la base di Zemunik, presso l’aeroporto di Zadar, per addestrarvi i piloti americani ad andare a bombardare Kosovo e Serbia, Sanader gli ha risposto: Te la presto gratis. Donativo che non ha mancato di commuovere il Vaticano: è raro che un mendicante (qual è la Croazia a cospetto degli Usa, alla cui benevolenza deve nascita e sussistenza) elemosini il proprio elemosiniere.
Del resto Sanader ha sempre dato prova di essere un sant’uomo del Pentagono, di cui ha eseguito ordini e contrordini. Per esempio, da mesi il Pentagono ha ordinato alla Croazia di destinare crescente quota del proprio misero bilancio statale all’acquisto di svariate decine di aerei da guerra. È il prezzo per entrare nella Nato, cioè per eseguire un altro ordine del Pentagono. Sanader, che ha integrato la propria formazione umanistica con la lettura di manuali di economia, ha cominciato a chiedere preventivi di aerei da guerra. Esaminandoli – l’ingenuo! – col mero criterio dell’ottimale rapporto qualità-prezzo. Pensava di poter scegliere gli aerei migliori e più convenienti. Il migliore in assoluto sarebbe il russo Mig 29 (foto a sinistra), che ovviamente non si può comprare. Così Sanader ha adocchiato un caccia costruito dalla svedese Saab, già prodotto in 184 esemplari e scelto dalle aeronautiche militardi di altri Stati-pezzenti: Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria, che ne hanno ordinati 230. Come seconda opzione, Sanader ha pensato al francese Mirage 2000.
Ma una telefonata di un subalterno di Bush è bastata a convincere Sanader ad acquistare 40 F-16 americani, il cui primo lotto di 16 gli sarà consegnato fra pochi giorni, quando Bush visiterà Zagabria.
L’F-16 è un caccia cosiddetto leggero: al pari dei biplani della prima guerra mondiale, è estremamente maneggevole e ottimo nei duelli aerei ravvicinati. Per contro, ha scarsa autonomia e può caricare poche bombe e non tutte, le quali, intelligenti o meno, sono diventate lo strumento principe della guerra moderna, basata su macelli a distanza che non fanno correre rischi al pilota e dunque non fanno perdere a Bush i voti del pilota e dei genitori del pilota. L’F-16 ha fatto il suo primo volo nel gennaio 1974 e il Pentagono ne ha ordinati 1.300 esemplari, sui 4.200 complessivamente costruiti. Sono stati consegnati (imposti) ai cosiddetti Paesi amici: il primo a riceverne (75) fu Israele, che li utilizzò (e continua a usarli) per bombardare i campi profughi palestinesi. L’Italia ne ha avuti in dote 49, ma solo a partire dal 2003 e in leasing, contratti di cinque anni rinnovabili per altri cinque, così gli americani guadagnano di più.
L’F-16 è stato utilizzato in tutte le guerre coloniali degli Usa: in Iraq come nei Balcani. Per essere sicuri di colpire un bersaglio dovevano farlo puntare da 40 aerei: per dirvi come, a vent’anni e oltre dalla sua nascita, l’F-16 fosse diventato vulnerabile anche alla contraerea di Paesi militarmente straccioni o quasi.
L’F-16 è uscito di produzione e l’aeronautica americana lo sta rimpiazzando con l’F-35. Una sostituzione indispensabile se vuole competere con i nuovi aerei di cui dispongono i potenziali nemici militarmente non-straccioni. Ma per bombardare i kosovari e i serbi nel caso in cui costoro si ribellassero allo scorporto del Kosovo dalla Serbia, gli F-16 forse basteranno. E, se non bastassero, arriverà direttamente l’aeronautica degli Stati Uniti, con aerei tecnologicamente adatti, a mettere le cose a posto.
Sicché i poveri croati si ritrovano con 40 vecchi e obsoleti F-16 da pagare agli Stati Uniti. Già: sono usati, pescati da un cimitero di aerei dove l’aeronautica Usa deposita i propri rottami. Per revisionarli e metterli in condizione di volare i croati spenderanno 8 milioni di dollari a pezzo e poi dovranno rassegnarsi a spese di manutenzione che valgono quanto il mantenimento di svariati ospedali e scuole, cui la Croazia ha rinunciato per accontentare Bush. Il quale ha preteso un ulteriore contentino dall’ascaro croato: dovrà accogliere le decine, forse centinaia di migliaia di profughi in fuga dai nuovi bombardamenti del Kosovo e della Serbia.
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